Roma, 13 ago. (askanews) – Forse non sono un test nazionale nè l’antipasto di quello che accadrà l’anno prossimo, però le elezioni suppletive in Calabria, che si terranno il 27 e il 28 settembre, qualcosa in comune con la lunga, e già iniziata, campagna elettorale per le Politiche ce l’hanno: le spine. Le spine, i nodi irrisolti, la dissipazione del tempo, le paure, i dubbi, gli azzardi che scuotono e attraversano il quadro politico e i partiti si ritrovano, puntuali, in questa elezione piccola piccola. Si tratta di eleggere un deputato per il seggio rimasto vacante dopo l’addio al Parlamento, a fine luglio, di Roberto Cannizzaro, esponente di Forza Italia divenuto sindaco di Reggio Calabria.
E su questa scelta, sebbene minore e un po’ in sordina rispetto ad altri dibattiti più roboanti, si sono riversati tutti i malumori, i timori e le contraddizioni che serpeggiano nei partiti. La premessa è che Reggio Calabria è un collegio in cui il centrodestra ha sempre vinto, in tutte le elezioni, si tratta di terra “azzurra” da sempre e dove la Regione è guidata dal vice segretario di Forza Italia Roberto Occhiuto, spesso tirato in ballo per ruoli in scenari nazionali. E difatti queste suppletive sono un banco di prova per misurare le divisioni e le competizioni all’interno del centrodestra: Forza Italia vuole conservare il proprio ruolo nella regione e nella coalizione e, esattamente come sul piano nazionale, l’outsider Roberto Vannacci da un lato invoca il dialogo – o “la telefonata” con la premier -, dall’altro attacca e insidia la forza moderata, liberale ed europeista dello schieramento.










