Dopo una campagna elettorale che è sembrata eterna e ha evidenziato lo scontro politico più che i progetti, il rischio è che si avveri la previsione di un alto tasso di astensionismo degli elettori reggini

Domenica a Reggio Calabria si vota, ma forse sarebbe più esatto dire: “Chi vota”? Le urne disertate non sono ormai più l'ombra di uno spettro che preoccupa, ma un male endemico a cui i cittadini sembrano anestetizzati. O, all'estremo opposto, rappresentano un vessillo ribelle, la rivendicazione coriacea di un rifiuto vagamente anarchico: il trattamento del silenzio contro chiacchiere, promesse e beghe da cortile sulla pelle della città.

Nelle settimane impetuose della campagna elettorale – ovvero quelle del periodo tecnico di liste e comizi, perché ne esiste un’altra, politica, che risale a molto prima e ai reggini sembra di essere immersi in una surreale eterna epoca di scontro – il clima acceso (e acerrimo) tra gli schieramenti era prevedibile.

Eravamo preparati al fatto che sarebbe stata una sfida senza esclusione di colpi e non ci siamo stupiti più di tanto, anche se poi certi picchi di bassezza, certe apoteosi di ipocrisia o palese slealtà, finiscono per suscitare disgusto persino in chi conosce bene il sistema e il gioco. Ma è assolutamente un bene, perché significa che non siamo assuefatti e in un cantuccio del nostro animo da donne e uomini di mondo… reggino, crediamo ancora che non si oltrepasserà un ideale confine della minima decenza.