Da lì parte l'elenco delle domande che il cardiologo lascia aperte, una dopo l'altra. “Perché il presidente è stato valutato da 22 specialisti (numero record per il check-up più completo mai condotto su un dirigente, ndr.) e quali erano le loro competenze?”. "Perché i lividi compaiono su entrambe le mani”, non solo quella usata per le innumerevoli strette di mano che la Casa Bianca cita come causa? E perché il presidente assumerebbe una dose di aspirina quattro volte superiore a quella normalmente raccomandata? Il gonfiore alle gambe, descritto come "insufficienza venosa cronica" non era stato notato pochi mesi prima durante l'esame completo di maggio: se fosse vero, ribadisce Reiner, quel gonfiore sarebbe per definizione acuto, non cronico, e un'insorgenza acuta può segnalare problemi cardiaci o renali ben più seri. Perché quella discrepanza non è stata chiarita? La sonnolenza diurna, visibile in diversi momenti pubblici, non viene mai affrontata nel referto di maggio, nonostante il presidente sia noto per le sue abitudini notturne: cosa l'ha causata, e come viene trattata? Gli esami avanzati al cuore e all'addome eseguiti al Walter Reed lo scorso ottobre sono stati giustificati con formule generiche (“identificare precocemente eventuali problemi”) senza che sia mai stato chiarito se un sintomo specifico li avesse resi necessari. E poi il farmaco per la caduta dei capelli scomparso dagli ultimi referti, con la Casa Bianca che ha risposto solo che il documento riporta "i farmaci ritenuti clinicamente rilevanti da divulgare": quali altri, si chiede Reiner, “restano fuori da quella soglia di rilevanza?”. Infine il test cognitivo di cui Trump si vanta spesso: il Montreal Cognitive Assessment è, per sua stessa natura, uno strumento di screening rapido e basilare, di solito somministrato quando emerge un dubbio specifico. Perché il presidente lo ha ripetuto così tante volte, e perché non risultano valutazioni neurocognitive più approfondite?Reiner non ha chiesto la piena esposizione di ogni dettaglio clinico: riconosce che alcune informazioni vadano protette, come quando lui stesso decise di non divulgare una funzione wireless nel defibrillatore di Cheney per il rischio che rappresentava per la sicurezza del vicepresidente. Ha chiesto, piuttosto, una cornice istituzionale che oggi non esiste: negli Stati Uniti non c'è alcun obbligo formale per il presidente di certificare la propria idoneità al servizio, mentre lo stesso obbligo vale per piloti, controllori di volo, agenti dei servizi segreti, persino conducenti di scuolabus. Il 25esimo emendamento della Costituzione, ha ricordato Reiner, offrirebbe già lo strumento adatto: permette al Congresso di istituire una commissione esterna al potere esecutivo per valutare salute e idoneità del presidente. Il deputato Jamie Raskin ha già presentato una proposta di legge su questa tema. "In una democrazia rappresentativa", ha scritto Reiner nella chiusa del suo editoriale, “i cittadini devono poter avere fiducia nella salute di chi li guida”. Gli Stati Uniti, ha ricordato, “non hanno un re” di cui accettare per principio il silenzio sulla malattia. Hanno un presidente che risponde, o dovrebbe rispondere, a chi lo ha eletto.
"Trump non ha una bella cera": l'ex cardiologo di Cheney chiede trasparenza sulla salute del presidente Usa
Jonathan Reiner ha pubblicato sul New York Times un editoriale che mette in fila sette domande senza risposta sulle condizioni del tycoon. La sua proposta: una










