di
Carla Delle Vedove
La scena è stata ripresa da chi è andato a fare la spesa. Oipa: «Servono microchip day e il riconoscimento dei ‘cani di quartiere’ da parte dei comuni»
Anche gli animali soffrono il caldo, soprattutto quelli che non hanno una casa. Nei giorni scorsi a Licata, in provincia di Agrigento, sei cani di grossa taglia, randagi, hanno trovato refrigerio in un posto insolito: l’ingresso di un supermercato, in un’area climatizzata. La scena è stata ripresa da chi è andato a fare la spesa, tra cui alcuni turisti tedeschi, che hanno pubblicato sui social diversi video che ritraggono i cani mentre dormono beneficiando dell’aria condizionata. Online però si è subito scatenato il dibattito: da un lato chi ringrazia la direzione del supermercato per non aver mandato via gli animali, dall’altro chi ritiene la situazione poco igienica e sinonimo di una cattiva gestione della città. Il caldo riporta l’attenzione sul fenomeno del randagismo, oltre che – come ogni estate – sugli abbandoni e sui maltrattamenti nei confronti degli animali da compagnia.
Il randagismo in Italia I dati del ministero della Salute relativi al 2025 mostrano quanto è diffuso il randagismo in Italia: complessivamente sono avvenuti 89.607 ingressi nei canili, distinti in 67.567 ingressi nei canili sanitari (strutture per il primo ricovero temporaneo) e 22.040 in quelli rifugio (strutture per una degenza a lungo termine o permanente). Tra le regioni, al primo posto si posiziona la Campania, con 13.730 ingressi complessivi, seguita da Lazio e Lombardia. All’ultimo posto invece si classifica il Trentino Alto Adige. Sempre in relazione al 2025 il rapporto XV rapporto nazionale «Animali in Città» di Legambiente spiega che nei canili rifugio in 221 comuni mappati oltre due cani su dieci di quelli entrati non sono stati né adottati né restituiti ai proprietari. Ad aggravare la situazione le ridotte disponibilità economiche: il rapporto di Legambiente specifica che la spesa pubblica di settore nel 2025 è scesa a 193,6 milioni di euro, il 22% in meno rispetto al 2024. Riporta poi che dai dati della Corte dei Conti emerge che a fine 2024 1.001 comuni erano in crisi finanziaria, situazione che può avere ricadute sulla tutela degli animali.







