Un sistema composto da più agenti di intelligenza artificiale ha colpito reti governative taiwanesi, operando in parallelo, modificando autonomamente le proprie strategie e individuando nuove vulnerabilità quando una strada si rivelava inefficace. Taipei conferma l’attacco e la sua provenienza estera, ma non punta il dito contro Pechino. L’attribuzione alla Cina resta per ora una valutazione tecnica
Non è tanto il numero dei sistemi violati, né quello degli account compromessi. Il dato che rende interessante l’ultimo attacco informatico contro Taiwan è il modo in cui è stato condotto. Per quattro giorni, all’inizio di luglio, una serie di agenti di intelligenza artificiale ha lavorato contemporaneamente contro infrastrutture governative dell’isola: ha ricostruito la superficie digitale dei bersagli, cercato vulnerabilità, sottratto credenziali e, quando una tecnica non funzionava, ne ha studiata un’altra.
Il Financial Times ha raccontato per primo l’operazione sulla base dell’analisi di Dream, società israeliana specializzata in intelligenza artificiale e cybersecurity. Il 13 agosto è arrivata anche una conferma da Taipei: il ministero degli Affari digitali taiwanese ha reso noto di aver individuato a luglio attacchi “anomali” contro agenzie governative, provenienti dall’estero e condotti attraverso una combinazione di attività manuali e agenti IA. Il governo non ha attribuito pubblicamente l’operazione alla Cina.










