Federico Tosi, ricercatore Inaf a Roma Tor Vergata e astrofilo: «La luce passa dal giallo oro a una tinta irreale. Un'emozione ancestrale, viscerale»

«Per osservare un'eclissi bisogna incrociare due vincoli complessi: le condizioni meteo e un orizzonte libero. Il terzo è il traffico, perché nessuno vuole restare imbottigliato in autostrada mentre il cielo si oscura». Federico Tosi è ricercatore all'Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) nella sede di Roma Tor Vergata, dove si occupa di sistemi planetari. Ed è, soprattutto, un «appassionato di astronomia fin da bambino». Lo raggiungiamo ad Ayllón, in Castiglia, ospite dell’Associazione Pontina di Astronomia che ha scelto questa posizione per motivi non casuali: «È su un altopiano, c’è una piccola collina che domina il paese e soprattutto l’orizzonte libero nella direzione in cui il Sole sarà ormai molto basso. Qui la totalità dell’eclissi raggiunge un minuto e 39 secondi. Pochi, perché avviene al termine della giornata, ma altrove il rischio di nuvole era più alto».

Abbiamo satelliti e strumenti potenti puntati sul Sole 24 ore su 24. Che senso ha, nel 2026, piazzarsi in un prato ad aspettare il fenomeno?«Un'eclissi totale resta un'osservazione privilegiata per studiare la corona solare, l'atmosfera esterna della nostra stella. Normalmente la luminosità della superficie è così intensa da nasconderla in gran parte: durante la “totalità”, invece, la Luna fa da coronografo naturale. I satelliti seguono il Sole senza interruzioni, è vero, ma l'eclissi trasforma il cielo in un laboratorio all'aperto: permette a un grandissimo numero di persone di compiere osservazioni dalla Terra, in contemporanea e con strumenti complementari a quelli spaziali».