"Abbiamo festeggiato i 200 anni di attività, è venuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli". La libreria Nanni di Bologna iniziò la sua storia nel 1825, aperta dalla famiglia di antiquari Marchesi. È sempre stata dove è ora: sotto al portico della Morte, nel cuore di Bologna. La famiglia Nanni è ormai alla quinta generazione: "Taglieremo presto il traguardo dei 100 anni di gestione, quindi metà della storia del negozio", sorride Nerio Nanni (nella foto sotto) che poi fa gli scongiuri: "Spero di non essere io quello che chiude tutto". E allarga le mani, ad abbracciare sulle librerie ottocentesche. "Sono vincolate dalla Soprintendenza, non le possiamo neanche sfiorare. Ma la progettazione commerciale delle librerie è totalmente cambiato. Se domani su quegli scaffali venissero esposti profumi o magliette mi farebbe malissimo".

Bologna, come altre città, mantiene per regolamento le insegne dei negozi storici che chiudono. "Ma così il centro diventa uno ’spoon river’: avevamo negozi meravigliosi che non sono riusciti a sopravvivere e adesso quelle insegne sono un monito. Noi siamo una delle ultime 20 librerie indipendenti ancora in attività in Italia, abbiamo bisogno di ogni aiuto". Qualche idea, Nerio Nanni ce l’ha: "Togliere la tassa per l’occupazione degli spazi, quella sulle insegne e sulla pubblicità, pensare agli sgravi sulla Tari: ogni cosa può servire per sopravvivere".