Roma, 13 agosto 2026 – Less topless. Le nudità di stagione sono quasi sparite dalle spiagge del 2026, ci avrete fatto caso. La rivoluzione sessuale da tempo non è più un fatto di costume. Più che il pudore ha potuto il telefonino: il video ha ucciso i seni temerari come la radio star dei Buggles. Se una volta lo sguardo finiva lì, oggi può finire in una chat, nel telefono di uno sconosciuto, su un sito porno. E restarci per sempre. Meglio rinunciare.
Vista dalle sdraio delle bagnanti, infatti, la ritirata è una questione seria. Secondo un sondaggio Ifop per VoyageAvecNous, tra le donne sotto i trent’anni che preferiscono coprirsi il 54% indica come freno lo sguardo maschile; il 51% la paura che una foto finisca sui social; il 46% quella di un’aggressione. E una ragazza transalpina tra i 18 e i 24 anni su tre dice di aver subito almeno una molestia sessuale in spiaggia nell’ultimo anno. Non siamo dunque tornati pudichi, ammesso che lo siamo mai stati. Forse temiamo solo di diventare carne da web.
I numeri raccontano anche un curioso rovesciamento generazionale. In Francia, patria d’elezione del monokini, si mostra a seno scoperto appena il 10% delle ragazze tra i 18 e i 24 anni contro il 29% delle cinquantenni e il 32% delle over 65. La nonna, insomma, ha tre volte più probabilità della nipote di lasciare a casa il reggiseno. Prima era una provocazione, poi è diventata una moda. Oggi uno stile di poche.







