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Un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito la regione centrale della Colombia, provocando oltre 200 vittime, gravi danni materiali e scuotendo uno dei pilastri fondamentali dell'economia nazionale e del commercio mondiale: la produzione di caffè. L'epicentro del sisma ha interessato direttamente l'Eje Cafetero, in particolare i dipartimenti di Caldas e Risaralda, aree storicamente cruciali per la coltivazione e la lavorazione della varietà Arabica.I danni all'infrastruttura del settore sono ingenti. Secondo quanto dichiarato dalla Asociación de Productores de Café de Colombia e dalla Federación Nacional de Cafeteros (Fnc), l'evento sismico ha compromesso gravemente impianti di lavorazione, magazzini di stoccaggio, centri di lavaggio e le principali vie di comunicazione rurali e autostradali. Di fronte ai rischi strutturali e per consentire le opportune verifiche di sicurezza, le operazioni nei centri nevralgici di Armênia, Manizales, Pereira, Tuluá e Buga sono state sospese.La Colombia è il principale fornitore mondiale di caffè Arabica lavato ("washed milds"), con una produzione che nel 2025 ha toccato 13,6 milioni di sacchi da 60 chilogrammi. L'interruzione delle rotte stradali a causa di frane e smottamenti, unita ai controlli di sicurezza precauzionali condotti nel porto di Buenaventura, lo snodo marittimo chiave affacciato sul Pacifico, sta generando forti ritardi nelle spedizioni internazionali.Questa paralisi logistica ha immediatamente innescato forti tensioni sui mercati finanziari. Gli analisti e le associazioni di produttori stimano che nei prossimi mesi il prezzo del caffè Arabica possa subire un rialzo fino al 20%. L'incremento è spinto sia dal timore di penuria fisica di prodotto di alta qualità sia dall'inevitabile aumento dei costi di trasporto e assicurazione lungo la catena di approvvigionamento.In questo scenario di crisi dell'offerta colombiana si apre uno spazio significativo per i competitor internazionali, in primo luogo il Brasile, maggior produttore ed esportatore mondiale di caffè. «L'interruzione parziale delle rotte di trasporto e le restrizioni operative in Colombia tendono a ritardare le consegne e ad aumentare i costi», ha spiegato Cláudio Delposte, analista di caffè per Rabobank Brasil. «I compratori internazionali che dipendono dal flusso regolare di Arabica colombiano potrebbero cercare origini alternative per garantire l'approvvigionamento, creando un'opportunità per gli esportatori brasiliani per ampliare la propria quota di mercato».Tuttavia il settore industriale sottolinea la necessità di anteporre l'etica e la solidarietà alle dinamiche speculative. La Associação Brasileira da Indústria do Café (Abic) ha espresso profonda vicinanza al popolo colombiano, ribadendo in una nota ufficiale che «qualsiasi analisi economica deve rimanere in secondo piano» di fronte all'emergenza umanitaria, alla ricostruzione delle comunità colpite e al ripristino dei servizi essenziali per i coltivatori.L'eventuale rincaro del 20% della materia prima rischia di riflettersi anche sull'industria della torrefazione in Europa e in Italia, dove l'Arabica colombiano è un ingrediente pregiato e insostituibile per molte miscele espresso. I torrefattori si trovano ora ad affrontare una duplice sfida: gestire l'incertezza nelle consegne e valutare se assorbire l'aumento dei costi o trasferirlo sui prezzi al consumo finali, in un contesto già segnato dalle pressioni inflazionistiche.






