L’interrogatorio13 agosto 2026 alle 00:28L’indagato per 5 ore dal Gip: «Bomba messa a fin di bene»
«Ho fatto mettere quella bomba perché Ranucci era in pericolo, era minacciato. Una bomba per il suo bene, per fargli alzare i livelli di protezione». Valter Lavitola parla per oltre cinque ore davanti al gip di Roma e ammette di essere lui il mandante dell'attentato al conduttore di Report, nell'ottobre dello scorso anno. Un interrogatorio di garanzia in cui l'imprenditore offre una versione con molti aspetti ancora da chiarire e sui quali la Procura dovrà approfondire. A partire dalla risposta che il difensore Sergio Cola dà ai giornalisti, quando gli viene chiesto se Ranucci, che per gli inquirenti resta la vittima, fosse a conoscenza del progetto di Lavitola: «Su questo non dico assolutamente altro. Vi sto dicendo solo quello che posso».
La posizione
In un ufficio del carcere di Rebibbia dove si trova detenuto da lunedì scorso, il 60enne non si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha affrontato le domande del giudice, alla presenza dei pm della Dda di piazzale Clodio, confermando sostanzialmente l'ipotesi accusatoria. Ma specificando che «non esiste alcun movente politico» dietro l'azione dinamitarda del 16 ottobre del 2025. «Ho fatto tutto ciò – ha detto l'indagato, secondo quanto ha riferito da Cola al termine dell'interrogatorio – per tutelare l’incolumità di Ranucci e fargli innalzare la scorta».












