Si faceva chiamare Gandhi. Anzi, U.T. Gandhi. Una formula magica che teneva insieme le sue iniziali – Umberto Trombetta all’anagrafe – e il soprannome ereditato dal padre, noto per la sua magrezza. Lui invece era imponente, sia a livello fisico, sia come batterista jazz, percussionista e compositore, ma forse la definizione migliore per ricordarlo l’ha trovata l’università di Udine: «Un musicista del mondo con il Friuli nel cuore».
È ancora troppo poco, dicono quelli che l’hanno conosciuto. E domani saranno in tantissimi ad arrivare da tutte le regioni d’Italia, e non solo, per salutarlo un’ultima volta questa mattina (alle 10), a Gemona (Udine).
Umberto Trombetta aveva 66 anni e a portarlo via, anticipando il tempo, è stato un malore improvviso, nella sua casa di Osoppo. «Una notizia terribile, che mi ha annichilito», confida alla Verità il grande trombettista Enrico Rava, «Gandhi non è stato solo il batterista del mio gruppo più longevo, Electric Five (con Domenico Caliri e Roberto Cecchetto alla batteria e Giovanni Maier al basso, ndr). Era l’anima di quella formazione con la quale abbiamo girato il mondo, dal Canada al Giappone. E soprattutto uno dei miei più grandi amici. Una persona buona e generosa. Si fece in quattro per fare in modo che riuscissi a sottopormi a un’operazione delicata, durante gli assurdi anni del Covid. E si offrì di scorrazzarmi in giro per l’Italia, dato che per un po’ di tempo non avrei potuto guidare. Era una persona unica, su di lui ho sempre potuto contare».






