Scoppia il caso sull'inganno del viaggio in Gran Bretagna. Il presidente lascia in segreto l'Air Force One e fa proseguire il press pool a sua insaputa. La protesta della stampa: «Incertezze che minano la fiducia nel giornalismo»
«Capisco il Secret Service, che è pronto a sacrificare la propria vita per il Presidente. Ma io sono solo un giornalista e il mio lavoro non è quello di proteggere Trump, bensì informare su cosa fa e cosa dice». L’amaro e stizzito sfogo di uno dei cronisti del pool della Casa Bianca riassume perfettamente il clima di altissima tensione esploso tra la stampa americana e l’amministrazione statunitense. Al centro dello scandalo c’è quanto accaduto lo scorso 8 luglio durante il volo diretto verso la Gran Bretagna: il tycoon ha lasciato in segreto l’Air Force One durante una sosta ad Ankara, in Turchia, utilizzando persino un camion del servizio di catering per sbarcare e salire su un altro velivolo militare. A bordo del jet presidenziale sono stati lasciati, del tutto ignari della manovra e usati, a detta loro, come esca a loro insaputa per eludere una presunta minaccia missilistica iraniana, alti funzionari, collaboratori e l’intero gruppo di giornalisti accreditati.












