di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il patron di Paramount prepara l’uscita dalla California mentre 12 Stati frenano il deal da 110 miliardi. Dal 1° ottobre scatterà il conto dei ritardi
Il primo ottobre per David Ellison, amministratore delegato di Paramount Skydance e figlio del fondatore di Oracle Larry Ellison, scatteranno due conti alla rovescia. Il primo è scritto nel contratto con cui Paramount ha promesso di acquistare Warner Bros. Discovery: se l’operazione da 110 miliardi di dollari non sarà ancora conclusa, da quel giorno comincerà a maturare una maggiorazione destinata agli azionisti Warner che vale circa 7 milioni di dollari al giorno, 650 milioni a trimestre. Il secondo non è ancora una decisione definitiva, ma un piano che il consiglio di amministrazione di Paramount ha già approvato: proprio dal primo ottobre il gruppo potrebbe cominciare a trasferire fuori dalla California parte delle proprie attività, primo passo di un progetto quinquennale che potrebbe portare altrove gran parte dei posti di lavoro legati agli studios.
È l’ultima mossa di una battaglia che Ellison pensava di avere ormai vinto e che invece rischia di trasformare l’acquisizione più ambiziosa della sua carriera in una costosissima guerra di logoramento. Paramount è riuscita a convincere Warner a scegliere la sua offerta dopo oltre cinque mesi di rilanci e dopo aver battuto Netflix, ha ottenuto il via libera del Dipartimento di Giustizia americano e quello di 66 giurisdizioni straniere. Ma in luglio la California e altri undici Stati, tutti guidati da attorney general democratici, hanno fatto causa per bloccare la fusione, sostenendo che ridurrebbe la concorrenza nella distribuzione dei film e nella televisione via cavo. Il processo è stato fissato al 2 marzo 2027, quattro mesi più tardi di quanto chiedesse Paramount.











