«Non basta dire 'mai più', occorre agire concretamente per garantire che tutto questo non si ripeta». Lo ha affermato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo al Museo della Resistenza in occasione dell'82esimo anniversario dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema. «Sono passati più di 80 anni dai tragici fatti che hanno legato indissolubilmente il nome della vostra terra a quello di una delle più gravi tragedie della Seconda guerra mondiale. Eppure, dopo tanto tempo, il ricordo di quelle vicende, il ricordo del sangue dei martiri, è vivo oggi come allora», ha sottolineato Tajani. Quella di Sant'Anna, ha aggiunto, «non è una delle tante tragedie che ogni guerra porta con sé": quello compiuto «dalle truppe della Germania nazista che occupavano e opprimevano il nostro Paese» fu «un crimine deliberato», commesso «con l'aiuto di fascisti italiani. Italiani che indicavano ai nazisti italiani innocenti da eliminare». Un crimine, ha rimarcato, «che non trova alcuna giustificazione, né quella della tragica fatalità, né quella delle dure leggi della guerra». «Il sangue di quei martiri innocenti, donne, bambini, neonati, anziani, pacifici lavoratori, richiama la politica, richiama le istituzioni, richiama tutti quanti noi a un grande dovere», ha proseguito il ministro, ricordando che «i valori sui quali si fonda l'Italia democratica sono i valori sui quali si è basata la guerra di Liberazione». Una guerra, ha ricordato, «che non avremmo vinto se non fosse stato anche per il contributo decisivo degli Alleati», ma nella quale «l’Italia non avrebbe riscattato l'onore e la dignità morale della Patria se gli italiani non avessero partecipato attivamente alla Liberazione e non avessero combattuto con valore dalla parte della libertà". Tajani ha quindi ricordato le Brigate partigiane del Nord, l'esercito del Sud, i militari internati in Germania e quanti diedero la vita a Cefalonia, a Porta San Paolo insieme ai cittadini romani e a Mignano Montelungo: «Combattenti che avevano orizzonti diversi ma che seppero mettere da parte le divergenze per un grande obiettivo comune: la libertà della Patria. A loro abbiamo reso, rendiamo e continueremo a rendere onore». «Ecco la pace che dobbiamo difendere nel mondo, dai confini dell'Europa fino alle guerre dimenticate in Africa, al Medio Oriente, dove devono cessare le carneficine delle popolazioni civili che nulla hanno a che fare con le guerre», ha affermato ancora Tajani, sottolineando che «la nostra libertà e la nostra democrazia si fondano sul sangue delle vittime di Sant’Anna, di Marzabotto, di Boves, di Onna, delle tante località italiane legate dal filo di un triste pellegrinaggio della memoria». Per questo, ha concluso in questo passaggio del suo intervento, si tratta di «una libertà sacra, di una democrazia sacra che devono essere tutelate perché sono il grande patrimonio comune della nostra nazione».