Come Berlino sta trasformando il Bnd e il BfV da apparati conoscitivi a strumenti operativi, replicando nell’intelligence la stessa rottura storica già compiuta con il riarmo della Bundeswehr. L’analisi di Alberto Pagani, docente a contratto di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna ed esperto di intelligence e guerra cognitiva

Il 13 agosto il governo di Friedrich Merz porterà in Consiglio dei ministri una riforma di circa 700 pagine che ridisegna l’architettura dell’intelligence federale tedesca. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt l’ha anticipata con enfasi alla Bild: “Faremo dei nostri servizi di informazione dei veri servizi segreti”. Dietro la frase c’è un passaggio di portata storica, che merita di essere letto in parallelo a un altro processo già avviato da Berlino: la trasformazione della Bundeswehr in “il più forte esercito convenzionale d’Europa”. Intelligence e Difesa procedono ormai sullo stesso binario, spinte dalle stesse cause e dallo stesso timing.

Cosa cambia

Fino a oggi il Bnd (servizio estero) e il BfV (Ufficio federale per la protezione della Costituzione, competente sull’interno) potevano solo osservare, raccogliere e analizzare. Con la riforma acquisiranno poteri di intervento diretto: capacità di disturbare sul campo operazioni di terroristi, sabotatori e reti di spionaggio straniere; operazioni cyber offensive — il cosiddetto hackback, ovvero l’ingresso in sistemi informatici ostili per deviare traffico dati, manipolare informazioni e interrompere infrastrutture tecniche avversarie; facoltà perquisitive d’emergenza in scenari di minaccia terroristica imminente, previa approvazione di un Consiglio di vigilanza indipendente; e un impiego esteso dell’intelligenza artificiale per il tracciamento predittivo delle minacce digitali. Il personale, già ampliato negli ultimi anni, conta oggi 5mila unità.