77 villini turistici. Da costruire in una riserva naturale di Venezia. L’investimento è proposto da 34 soci «peocéti» (sparagnini, in veneziano) che hanno finora messo nel capitale sociale 294 euro a testa per un totale di 10 mila. E contro c’è un appello online sottoscritto da 42.271 cittadini. Il progetto è firmato dallo studio di architettura della sorella di un’assessora di Luigi Brugnaro. Che ha lavorato lì per 25 anni. La zona si chiama Ca’ Roman, l’estremità meridionale di Pellestrina, una delle isole lunghe e sottili che proteggono Venezia e ne parla oggi il Corriere della Sera.
Secondo gli ambientalisti la riserva naturale è uno dei pochi habitat costieri dell’Alto Adriatico ancora incontaminati. Dove vivono specie delle coste e ci sono dune di formazione naturale. Sono state osservate 152 specie di uccelli. Tra cui la pivieressa, la beccaccia di mare, il succiacapre, lo sparviero, l’assiolo e la cannaiola sarda. E 200 specie in totale. Tra cui 107 di coleotteri. All’oasi si arriva solo in vaporetto e poi a piedi lungo i Murazzi. Lì vicino c’è il Villaggio Marino Ipab che d’estate accoglie 200 disabili. C’è anche una vecchia colonia marina di Canossiane.
L’area
Quest’ultima però è stata venduta dalle suore proprietarie a Ca’ Roman. Una società con 10 mila euro di capitale sociale, zero dipendenti e un fatturato 2024 di 329 euro. La sede è nello studio di un fiscalista di Sottomarina. La ragione sociale è «affitto, vendita, costruzione e consulenza immobiliare» nonché «gestione di stabilimenti balneari e qualsiasi attività turistica, nessuna esclusa». Il sito web del comune di Venezia ricorda che «dal 1939 l’allora isola di Pellestrina (con Ca’ Roman al suo interno) è interamente vincolata quale “insieme di notevole interesse pubblico”» e che «l’area conserva, grazie al suo relativo isolamento e l’assenza d’un eccessivo sfruttamento turistico, uno degli ambienti dunali più integri di tutto l’alto Adriatico dove si possono trovare associazioni vegetali ormai rare e specie animali di pregio».






