Con la ripresa dei lavori parlamentari, il sostegno militare all’Ucraina tornerà a essere uno dei dossier più divisivi della politica italiana. Camera e Senato riprenderanno l’attività il 9 settembre e, tra i primi appuntamenti, Palazzo Madama sarà chiamato a votare la riforma della legge elettorale. Ma sullo sfondo si prepara anche la partita sul possibile tredicesimo pacchetto di aiuti militari a Kyjiv, atteso in autunno e destinato, come i precedenti, ad avere contenuti secretati e visibili soltanto al Copasir, il comitato di controllo sull’intelligence. Senza dimenticare che entro fine anno bisognerà decidere se rinnovare anche la norma con cui il parlamento autorizza il governo a queste tranche di aiuti. Il tutto, mentre la Russia continua ad attaccare e Vladimir Putin starebbe pensando a una nuova mobilitazione entro fine anno.

Il tema riaprirà quasi sicuramente nuove tensioni trasversali. Nel Pd il sostegno militare all’Ucraina e il rafforzamento della difesa europea sono tornati a essere oggetto di confronto interno: una parte del partito insiste sulla necessità di mantenere una linea nettamente atlantica ed europea per evitare che il rapporto con il M5S, contrario all’invio di armi, finisca per modificare la posizione del partito. Anche nella maggioranza restano invece forti le perplessità da parte della Lega, che sente il fiato sul collo di Futuro Nazionale, il partito dell’europarlamentare ex leghista Roberto Vannacci, che ha presentato il suo programma in cui dice stop all’invio di aiuti all’Ucraina.