Nei giorni del vertice Nato di Ankara, un mese fa, sia la Cnn sia il Wall Street Journal hanno rivelato che l’intelligence israeliana aveva avvertito quella americana di un piano iraniano per assassinare il presidente americano Donald Trump. Secondo la versione del Wall Street Journal, lo spionaggio israeliano aveva individuato un nuovo piano concreto, in fase di elaborazione, per l’eliminazione del presidente americano. La Cnn parlava invece non di un piano specifico, ma di un più vago desiderio che rifletteva la volontà di alcuni elementi della leadership di Teheran, come il nuovo comandante del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, Ahmad Vahidi. Dopo le rivelazioni di ieri del Washington Post sul falso volo sull’Air Force One, le minacce dell’Iran contro i rappresentanti delle istituzioni americane – e in generale contro l’America – non sono più così vaghe. Non lo sono mai state. Dal 2020, quando durante il suo primo mandato presidenziale Trump ordinò l’eliminazione del generale Qassem Suleimani, comandante della Forza Quds dei pasdaran, il regime ha promesso pubblicamente vendetta. Nel 2022 il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato Shahram Poursafi, membro del corpo dei Guardiani della rivoluzione, per aver offerto trecentomila dollari per l’omicidio dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, con un secondo bersaglio – poi identificato nell’ex segretario di stato Mike Pompeo – per cui era stato promesso un compenso fino a un milione di dollari. Bolton e Pompeo avevano da allora una scorta rafforzata del Secret Service, poi revocata da Trump in uno dei primi atti del suo secondo mandato da presidente – anche lui conosce bene il linguaggio della vendetta. Durante la campagna elettorale del 2024, il dipartimento di Giustizia americano ha reso note delle accuse relative a un piano per sorvegliare ed eventualmente uccidere Trump prima delle elezioni, riconducibile a Farhad Shakeri, una risorsa dei pasdaran con base a Teheran, immigrato negli Stati Uniti da bambino, poi espulso nel 2008 dopo una condanna per rapina. Si era costruito una rete di contatti criminali conosciuti nelle carceri americane, che forniva ai pasdaran per omicidi mirati (compreso quello, fallito per tre volte, della giornalista e dissidente Masih Alinejad). A marzo il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato l’uccisione di Farhad Shakeri in Iran. Più o meno nello stesso periodo è arrivata anche la condanna di Asif Merchant, cittadino pachistano addestrato dall’intelligence iraniana per svolgere attività clandestine negli Stati Uniti e omicidi su commissione contro funzionari ed ex funzionari americani.Con la guerra contro l’Iran le minacce, anche nella propaganda, sono diventate ancora più visibili. A gennaio Irinn, il canale all-news della radiotelevisione pubblica iraniana (Irib), ha trasmesso le immagini di Trump dopo l’attentato di Butler del 2024, accompagnate da una frase in persiano: “Questa volta non mancherà il bersaglio”. E’ considerata la minaccia più esplicita finora diffusa da un canale ufficiale del regime. Anche durante le cerimonie funebri per Ali Khamenei, ucciso nell’attacco congiunto statunitense-israeliano del 28 febbraio scorso, sono comparsi espliciti messaggi di minacce contro il presidente americano. A Teheran sono stati esposti cartelli con la scritta in inglese “KILL TRUMP”.Trump ha ripetuto più volte di essere il primo nome sulla lista dei possibili obiettivi iraniani. Ma la minaccia di Teheran non riguarda soltanto il presidente o i suoi collaboratori, e si estende in modo sempre più concreto anche al territorio americano e alle sue infrastrutture. Nei giorni scorsi il Washington Post ha scritto che sta aumentando l’attenzione delle autorità statunitensi su possibili operazioni iraniane contro le infrastrutture critiche americane, e in particolari attacchi cyber riconducibili all’Iran contro sistemi idrici e impianti di trattamento delle acque in almeno dodici stati. Gli episodi, finora, non hanno provocato una crisi generalizzata dell’approvvigionamento idrico, ma hanno mostrato quanto siano esposte infrastrutture essenziali che servono milioni di cittadini. Mentre Trump continua a indicare sé stesso come il principale obiettivo della rappresaglia iraniana, gli apparati di sicurezza americani guardano a una minaccia potenzialmente molto più ampia.