Ci sono i fondi per la ristrutturazione dei locali aziendali, ma gli assegni non bastano nemmeno a chiamare un imbianchino. Gli importi vanno da 645 a 177 euro per editore campano, 15.000 in totale ai 38 che ne hanno fatto richiesta a Palazzo Santa Lucia. E, per altre misure previste dalla legge n. 13/2013, in sostegno della categoria, le cifre scendono a 142 o 112 euro; complessivamente, raggiungono qualche migliaio di euro a testa. «Le regole vanno cambiate: così non consentono progetti innovativi, più strutturati, in una parola di qualità» dice Alberto D'Angelo a nome di Trec, il tavolo regionale degli editori campani che ha preparato uno studio sulla divisione del budget degli anni passati.
Con questa premessa: la Regione è tra le poche ad avere una norma in favore di una realtà qui composta da piccole, piccolissime imprese, 320 quelle censite, con quasi 5000 titoli, troppi, pubblicati all’anno. Non solo. Dopo i rincari di carta ed energia, il governatore Roberto Fico con l’assessore alla Cultura Onofrio Cutaia ha aumentato il budget, da 400.000 a 700.000 euro. «Un segnale importante, ora ne serve un altro. Altrimenti, nessuna somma basterà per fare la differenza, favorendo un’affermazione a livello nazionale» incalza D’Angelo assieme a Diego Guida, che rappresenta l'associazione italiana editori. Il rapporto Qualche dato per capire. A tutti i 53 che hanno presentato domanda nel 2024 è stato accordato qualcosa per la produzione dei libri, da un massimo di 5.106 euro a un minimo di 1.085. Con una spesa per le casse pubbliche di 171.000 euro, pari al 57 per cento del finanziamento, ma lasciando poche tracce letterarie per davvero. Il resto delle risorse è stato ripartito in mini-pacchetti da 15.000 euro: contributi digitali (da massimo 528 euro a minimo 155 euro per attività); bollettini, cataloghi e ufficio stampa (da 528 euro a 112); promozione tramite piccole librerie (da 1.220 a 488); costi di distribuzione (da 670 fino a 142) e iniziative per la promozione della lettura (951-261 euro). In più, 24.000 euro sono andati alla partecipazione a fiere, spartiti tra 44 editori (da un massimo di 855 euro a un minimo di 181); mentre l’Emilia Romagna investe l’intero suo budget per i costi di stand e trasferte, concentrando le risorse in un segmento specifico. Qui no.Cocaina col paniere, scatta il blitz a Porta Nolana: in casa del pusher anche una pistola caricaFondi a pioggia, pur se rendicontati. «Appare evidente come alcuni contributi di poche centinaia di euro, a volte addirittura meno, rappresentano uno strumento poco o per nulla efficace per lo sviluppo dell’azienda che lo riceve e nel contempo rappresenta una dispersione di risorse che indebolisce la missione stessa della legge e la crescita armonica del settore nel suo complesso» rimarca D'Angelo che suggerisce di eliminare gli assegni per le ristrutturazioni, di limitare i criteri del bando (il prossimo sarà pubblicato in autunno) e i requisiti di accesso, rivedendo i parametri nella griglia di valutazione «che esigerebbe anche una commissione di esperti per esaminare nel merito le istanze».Napoli, pedone travolto da scooter mentre attraversa sulle strisce: il video chocLe case editrici che beneficiano dei soldi pubblici sono infatti sempre di più, ne risultano 64 nel 2026, frammentando ulteriormente il budget: per stessa ammissione delle voci di dentro del settore, non tutte hanno cataloghi autorevoli e riconoscibili, qualità delle scelte, cura del libro, attenzione alla ricerca e continuità nei progetti culturali. «Sono rientrate nell’elenco anche gallerie-bar-case editrici e agenzie di comunicazione che come “attività collaterale” fanno questo lavoro, accanto ad altre realtà che hanno una produzione talmente eterogenea da far pensare a un'editoria a pagamento. Insomma, la legge va aggiornata e adeguata all’evoluzione dei tempi e del mercato» affermano Giuda e D’Angelo. Con il cambio di governance in Regione, loro sperano pure di riottenere un milione di finanziamento, rendendo stabile la cifra: «Non è mai stata uguale negli ultimi cinque anni, anche questo non aiuta la programmazione». Risposte? L’impegno Cutaia si dichiara orgoglioso del «patrimonio straordinario di creatività, autori e storie» che «la Campania vanta». È «un potenziale immenso che richiede un’attenzione istituzionale sempre più incisiva, capace di accompagnare il settore con visione, strumenti adeguati e continuità», aggiunge l’assessore, che ben conosce i tanti scrittori famosi, di origine partenopea, sotto contratto, però, con altri marchi. Di qui l’impegno: «La Regione ha quasi raddoppiato in assestamento di bilancio i fondi stanziati per l'editoria e intende promuovere a partire dalla prossima annualità un cambio di passo concreto, orientato a sostenere l'intero sistema libri attraverso una revisione delle norme volta a valorizzare la qualità delle idee, premiando le progettualità più solide, la cooperazione tra gli operatori e la capacità della nostra produzione editoriale di aprirsi anche oltre i confini regionali, garantendo stabilità grazie alla programmazione triennale».






