Un “passo storico per i diritti umani”. Una decisione che “mette fine a una pratica disumana” e che “dovrebbe essere di esempio per gli altri paesi della Regione”. Arrivano dall’Unione europea e dall’Onu le prime reazione al provvedimento del parlamento libanese che ha abolito la pena di morte per sostituirla con l’ergastolo con i lavori forzati. È il primo paese arabo mediterraneo a cancellare la pena capitale dal proprio ordinamento e il 114esimo Stato nel mondo. Una svolta che, come dimostrano i primi commenti, ha un forte valore simbolico, più che pratico. Anche perché il Libano, al pari di altri paesi come la Tunisia e il Marocco che la prevedono per legge, rispettava una moratoria non ufficiale da 22 anni. Per questo, nonostante dal gennaio 2004 siano state emesse molte condanne a morte, nessuna è mai stata eseguita. Sono state sospese o commutate. Secondo la Direzione delle carceri del ministero della Giustizia libanese, alla fine del 2025 erano 85 i detenuti che rischiavano la pena di morte.
La maggioranza dei 128 membri dell’assemblea ha votato a favore, a esclusione del blocco parlamentare di Hezbollah. “Il voto – ha detto il ministro della giustizia Adel Nassar – restituisce al Libano il suo ruolo di pioniere nella regione come protettore dei diritti umani”. Ha poi precisato che l’abolizione non è sinonimo di clemenza per i crimini più gravi, per cui è comunque prevista la detenzione a vita. Ma d’ora in poi i giudici libanesi non si troveranno davanti al “dilemma se porre fine a una vita o meno”. La mossa va contestualizzata all’interno della fase di transizione, di instabilità e di profonda crisi economica che sta vivendo il Libano ormai da sette anni. Situazione aggravata dalla guerra con Israele. Il governo guidato dal primo ministro Nawaf Salam, nominato nel 2025, sta cercando di mettere in campo una serie di riforme per riformare settori cruciali del Paese, come quello bancario e finanziario, in modo da favorire gli investimenti internazionali e sbloccare gli aiuti di paesi come Francia e Stati Uniti. Tra i provvedimenti richiesti dai paesi occidentali donatori ci sono anche quelli per la tutela dei diritti umani e per garantire l’indipendenza della magistratura. Da qui nasce l’opposizione del blocco parlamentare di Hezbollah, che insieme all’alleato cristiano della Corrente Patriottica Libera, ha votato contro il provvedimento, accusando il governo di voler fare solo un regalo ai “veri padroni del Libano“, ossia gli Stati Uniti.










