Una presunta minaccia di attentato da parte dell’Iran ha spinto l’amministrazione statunitense a mettere in atto una sofisticata operazione di depistaggio per far uscire il presidente Donald Trump dalla Turchia al termine del vertice Nato tenutosi ad Ankara il 6 e 7 luglio scorsi. Lo rivela un’inchiesta del Washington Post, basata su documenti riservati e sulle testimonianze di un funzionario statunitense a conoscenza dei fatti e di un’altra persona informata sugli spostamenti presidenziali.

Secondo la ricostruzione, Trump ad Ankara è salito davanti alle telecamere a bordo del vecchio Air Force One, il jumbo jet storico utilizzato in precedenza dai presidenti americani, con a bordo giornalisti al seguito e parte dello staff della Casa Bianca. In realtà quell’aereo era solo una esca. Pochi minuti dopo che il presidente è salito a bordo infatti, sarebbe stato segretamente fatto scendere per essere trasferito su un velivolo più piccolo, un C-32A dell’Aeronautica militare (un Boeing 757 modificato), normalmente usato per il trasporto di funzionari governativi.

Il trasferimento è avvenuto tramite un’intricato stratagemma per cui Trump e alcuni collaboratori sono saliti su un camion adibito al catering aeroportuale, il cui container è stato sollevato tramite un sistema idraulico fino all’altezza della porta dell’aereo, sul lato opposto rispetto a quello visibile alle telecamere. Il mezzo si è poi allontanato dall’Air Force One dirigendosi verso il C-32A, rimanendo fuori dall’inquadratura per una quarantina di secondi prima di essere in parte nascosto dai motori del velivolo più piccolo. Una volta abbassato il container ne è uscita una persona in giacca e cravatta che ha poi salito la scaletta del C-32A. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, nel tentativo di far sembrare il volo di routine, è salito a bordo dello stesso aereo separatamente e tramite una scaletta esterna.