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Nel 2019 il ministero della Cultura decise di costruire il Museo nazionale della Resistenza a Milano, in piazzale Baiamonti, a nord ovest del centro. Il progetto era molto ambizioso: un grosso edificio a forma di piramide tutto a vetrate disegnato dallo studio di architettura Herzog & de Meuron. Era anche un’occasione per riqualificare una zona un po’ disordinata e migliorabile sotto diversi aspetti. Una cosa che però non era stata più di tanto tenuta in considerazione era che, proprio in quel piazzale, in un ex casello daziario divenuto la sede del Circolo ex combattenti e reduci, cresceva un imponente e rigoglioso glicine, tra i più ammirati della città.
Quando nel 2023 iniziarono i lavori si sollevarono molte proteste: da progetto il glicine doveva essere abbattuto assieme ad altri sette alberi, ma per salvarli nacquero comitati e gruppi Facebook come “Baiamonti Verde Comune” e fu organizzata una raccolta firme che in pochissimo tempo fu sottoscritta da 50mila persone. Si mobilitarono anche consiglieri locali, associazioni, enti e personaggi pubblici e furono organizzate manifestazioni e incontri con gli assessorati al Verde e alla Rigenerazione urbana.
Alla fine il glicine non fu abbattuto ma solo potato (anche se per alcuni attivisti in modo eccessivo), e integrato in qualche modo nel progetto. Dei sette alberi che dovevano essere tagliati invece se ne salvarono quattro.






