“E se accadesse in Colombia? I terremoti in Venezuela riaprono il dibattito su quanto è preparato il paese”, aveva titolato il 7 luglio Semana, il più letto magazine colombiano. Ora che, effettivamente, la jettatoria previsione si è avverata, il confronto tra i due eventi ha cessato di essere un’ipotesi per diventare un tema reale.Sono almeno 132 i morti e 570 i feriti secondo il rapporto presentato dal nuovo presidente della Repubblica, Abelardo de la Espriella, che si era insediato appena venerdì. Ci sono stati gravi danni a case, aeroporti e ospedali nei dipartimenti di Chocó, Caldas, Risaralda e Valle del Cauca. È il cosiddetto Eje Cafetero, la zona di grande produzione del famoso caffè colombiano, e l’area intorno a Cali, terza città del paese per popolazione. Proprio qui de la Espriella aveva voluto fare il suo insediamento. Il presidente ha visitato il dipartimento del Chocó in mattinata e ha annunciato che si recherà a Cali nelle prossime ore. Almeno una quarantina di morti si sono registrati nel dipartimento di Risaralda, cuore dell’Eje Cafetero, di cui 18 nel capoluogo Pereira. Due morti sono stati segnalati a Manizales, un’altra città nella regione del caffè. Nella Valle del Cauca, il cui capoluogo è Cali, si contano 27 morti.Quattro ospedali di Cali sono stati evacuati a causa dei danni, tra cui il più grande ospedale pubblico. Secondo i dati diffusi finora dal governo nazionale, il terremoto ha danneggiato 1.575 abitazioni e ne ha completamente distrutte 37, oltre a causare il crollo di 61 edifici residenziali e commerciali. Danni sono stati registrati su almeno 18 strade principali, con frane e crepe, soprattutto a Chocó, Risaralda e Valle del Cauca. Sette aeroporti hanno sospeso le operazioni: Cali, Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura. All’aeroporto internazionale di Matecaña, a Pereira, parte dell’infrastruttura è crollata, causando vittime.Anche a Bogotá gli edifici sono stati evacuati e diverse persone sono uscite in strada in pigiama mentre suonavano le sirene di allarme. L’impatto è stato psicologicamente talmente forte che molti dei colombiani colpiti hanno riferito di una durata del sisma di quattro minuti, informazione rimbalzata anche su vari media italiani. In realtà, la durata effettivamente registrata è stata di 96 secondi. Nel tardo pomeriggio, secondo il Servizio Geologico Colombiano, erano state inoltre registrate 47 scosse di assestamento. L’US Geological Survey ha emesso un’allerta arancione e ha stimato perdite per circa 649 milioni di dollari. Il suo sistema di rilevamento ha stimato che 1,6 milioni di persone hanno avvertito forti scosse e fino a 8,9 milioni sono state esposte a un’intensa attività sismica in Colombia, Ecuador e Panama.La magnitudo è stata di 7,4: superiore al 7,2 della prima scossa in Venezuela del 24 giugno, ma inferiore al 7,5 della seconda, che è avvenuta 39 secondi dopo. E una prima importante differenza è appunto tra il terremoto “unico” che c’è stato in Colombia e i due terremoti che si sono susseguiti a poca distanza in Venezuela, con il secondo che si è abbattuto su strutture già indebolite dal primo. Diversa anche la profondità: 103 chilometri in Colombia, per cui il sisma è stato sentito in un’area vasta; 21,9 chilometri in Venezuela. Diverse le zone tettoniche: Caraibi in Venezuela; Pacifico in Colombia, dove c’è un’interazione tra la placca di Nazca e quella sudamericana. L’epicentro si trovava vicino a San José del Palmar, nel dipartimento di Chocó, sulla costa del Pacifico. Il Servizio Geologico Colombiano ha ricordato che a ovest la placca oceanica avanza sotto il continente a una velocità di 55-60 millimetri all’anno, accumulando pressione e rilasciandola in eventi sismici profondi come quello della mattina del 10 agosto.Ma c’è anche la differente struttura politica. In Colombia, dove si era appunto avuto un ricambio tra un presidente di destra e un presidente di sinistra, a sua volta succeduto a un presidente di destra, Abelardo de la Espriella ha immediatamente coordinato le squadre di soccorso dell’Unità Nazionale per la Gestione del Rischio di Disastri. L’esercito ha subito schierato oltre 180 soccorritori per cercare sopravvissuti tra le macerie. “La Colombia è unita e andremo avanti insieme. Non siete soli”, ha detto il presidente.In Venezuela c’è un regime che, nell’ultimo quarto di secolo, si è avvitato sempre di più in uno scenario di involuzione autoritaria, che si è poi drammaticamente smosso dopo la cattura di Maduro da parte delle forze speciali Usa, ma che lascia eredità profonde. Il regime di Delcy Rodríguez non è dunque sostanzialmente intervenuto nelle prime 72 ore e per un po’ ha ostacolato gli aiuti internazionali, per ragioni politiche. I soccorsi sono stati dunque fatti soprattutto dai cittadini, e poi dall’aiuto internazionale una volta sbloccato. Anche le infrastrutture e le normative edilizie hanno giocato un ruolo cruciale. In Colombia, gli edifici costruiti prima del 1980 sono stati i più colpiti, mentre in Venezuela sono crollati principalmente edifici di nuova costruzione, edificati sotto Hugo Chávez, che non rispettavano le raccomandazioni dei sismologi.Anche in Colombia si annuncia comunque ora un importante aiuto internazionale, e gli Stati Uniti hanno già annunciato uno stanziamento da 15,5 milioni di dollari, da utilizzare per “rifugi di emergenza, cibo, misure di protezione e valutazione dei danni”. Shakira, la colombiana vivente più famosa, ha inviato “tutta la sua forza e tutto il suo amore alla sua patria” tramite X.