“Ho la fama di essere buona, non è vero. Da quando ho smesso di fumare sono una iena. Non tollero più niente. Mi partono dei livelli di incazzatura incredibili”. Valeria Golino è schietta, non ha peli sulla lingua. E in una lunghissima intervista concessa a Vanity Fair fa una radiografia di se stessa. Agnostica, scaramantica. Cambiata rispetto al passato, sotto diversi aspetti. A cominciare dalle sigarette. Aveva già smesso quasi 20 anni fa perché voleva avere un figlio. “Quando poi non sono riuscita ad averlo, un po’ per protesta e un po’ per sollievo, ho ricominciato”. Ora, però, quel vizio l’ha abbandonato.
A settembre, è pronta per la Mostra del cinema di Venezia con tre film: “Nessun dolore” di Gianni Amelio e “Serpenti” di Roberto De Paolis da attrice. E poi “Una storia“, l’esordio alla regia di Anna Foglietta, da produttrice. A partire da queste pellicole, Golino ha ragionato sulla società odierna: “Ho l’impressione che siamo disposti a dare sempre meno. Prima esisteva l’idea che si dovesse, in qualche modo, andare incontro all’altro. Adesso, nel privato di ciascuno, quella disponibilità è diminuita”.
Per lei, l’intimità tra le persone è diminuita: “L’egoismo è un sentimento naturale, non è una cosa che demonizzo. È piuttosto l’altruismo a essere una costruzione che ci siamo dati. Nessuno dice più: ‘Non voglio far vedere quanto sono fragile, perché magari devo provare a esserci per qualcun altro” – ha dichiarato -. Sono gli altri a dover accettare che io sia fragile. Anche la nostra etica vacilla. Essere integri, essere coerenti, un tempo aveva un valore. Oggi non so”.







