I babbaluci mangiati aspettando il carro, l’anguria ghiacciata, lo scaccio e i fuochi: dentro il Festino di Santa Rosalia, dove Palermo mette in scena la propria identitàI babbaluci mangiati aspettando il carro, l’anguria ghiacciata, lo scaccio e i fuochi: dentro il Festino di Santa Rosalia, dove Palermo mette in scena la propria identitàÈ un pomeriggio caldo d’estate e tre amiche di lunga data si affacciano dal primo piano di un’abitazione storica davanti alla Cattedrale di Palermo. Tra i capelli portano una coroncina di fiori, simbolo del Festino di Santa Rosalia, patrona del capoluogo siciliano. «Signore, possiamo salire? Sembra tutto così bello da lassù!». Non passano neanche due minuti che le tre amiche accolgono calorosamente una giornalista catanese giunta a Palermo il 14 luglio per conoscere dal vivo le tradizioni “ru fistinu”, e i loro racconti fanno riaffiorare altri ricordi legati a questa celebrazione, tutti attraversati dal rapporto passionale dei palermitani con il cibo. Come quello di Chiluzzo, storico venditore della Kalsa, al quale da ragazzina rivolgevo le mie preghiere laiche per l’aperitivo più esclusivo dell’anno: i babbaluci, lumachine di terra bollite e condite con aglio, olio e prezzemolo. “Na meravigghia”.Il primo carro trionfale nacque nel 1686; fino ad allora erano quattro carri più piccoli ad alternarsi in processione. La statua risaliva già al 1625: opera di Gregorio Tedeschi, in marmo, oro e pietre preziose. L’urna d’argento che custodisce le reliquie fu realizzata nel 1631 da Francesco Ruvolo, Gian Nicola Viviano e Matteo Lo Castro. Nel 1701 l’architetto Paolo Amato progettò un carro imponente a forma di nave, lungo oltre dieci metri, una scena mobile con la statua della Santuzza in cima, «con la testa coronata di rose, il volto raggiante di bellezza, che svettava sugli edifici più alti del Corso». Nel 2026, per il 402° Festino, la produzione è stata affidata a Odd Agency e CoopCulture, con la partecipazione di Mario Cucinella, autore dell’ideazione del Carro, e degli attori Giusy Buscemi, Dario Aita ed Ester Pantano. Per Cucinella, fondatore e creative director di MCA – Mario Cucinella Architects, disegnare il Carro ha significato misurarsi con una città che pretende molto dai propri simboli. «Da un lato c’era l’aspettativa palpabile di Palermo; dall’altro l’energia delle persone, che mi ha fatto sentire parte della città in cui sono nato». Il Carro, nella sua visione, diventa anche un dispositivo narrativo contemporaneo: la Santa appoggiata a un grande stelo, circondata da un bosco rigoglioso da proteggere, porta dentro la festa il tema delle nuove sfide ambientali. C’è un aspetto del Festino che nessun manuale di storia cattura bene quanto lo faceva Giuseppe Pitrè, il grande folklorista palermitano dell’Ottocento: il cibo. I palermitani, scriveva, mangiano durante la festa mentre pregano, mentre camminano, mentre ridono, mentre guardano i fuochi d’artificio. Il menù che Pitrè descriveva è ancora, nella sostanza, quello di oggi: il polpo bollito servito a pezzi con abbondante limone; la pollanca, pannocchie cotte nei calderoni di alluminio che ribollono per strada; u muluni, l’anguria ghiacciata. E lo scaccio, mix di ceci tostati e semi di zucca nel coppo di carta, che le donne consumavano sedute davanti casa aspettando il carro, e che per questo porta ancora il soprannome di “passatempo”. Negli ultimi anni, però, il Festino ha cominciato a raccontare Palermo anche fuori da Palermo.Nel 2024, per la 400° edizione, il Comune ha affidato la produzione a Balich Wonder Studio con l’obiettivo di internazionalizzare la Santuzza. Il risultato ha superato ogni aspettativa: oltre 350.000 spettatori presenti e il terzo posto al BEA World. Il sindaco Roberto Lagalla legge questa traiettoria come parte di una trasformazione più ampia: «Palermo è riuscita a rigenerare il suo racconto, trasformando in valore la bellezza del patrimonio culturale e artistico». Una dichiarazione che trova conferma non solo nella visibilità dell’evento, ma anche nella sua capacità di diventare immagine esportabile. Ogni anno, infatti, le fotografie del Festino alimentano un tour espositivo internazionale grazie al concorso rivolto a giornalisti e fotografi promosso dal Comune di Palermo. Tra il 2024 e il 2025 la mostra “Palermo rifiorisce con Santa Rosalia” ha viaggiato a Roma, Assisi, Malta, Pechino, Chicago, Londra e Osaka. In autunno raggiungerà anche Montpellier, Düsseldorf e Madrid. Secondo i dati dell’Osservatorio turistico e dello sport della Regione Siciliana, nei primi tre mesi del 2026 gli arrivi a Palermo sono cresciuti del 21,2% e le presenze del 28,7%. In aumento anche i flussi stranieri: +16,9% negli arrivi e +15,5% nelle presenze rispetto al 2025. E forse è proprio qui che il Festino continua a essere così potente: nella sua capacità di tenere insieme devozione e racconto, tradizione e sensibilità.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp