Caro direttore. una ragazza di 16 anni, per la prima volta in Italia, vince una medaglia di bronzo nei 100 metri ai mondiali U20 di atletica leggera, superando atlete maggiori di età ed esperienza. Sono rimasta sorpresa nel vedere che la notizia ha meritato ben una riga (ripeto una riga) di commento all'interno dell'articolo di mezza pagina dedicato ad Anita Nalesso (meritevole sicuramente anche lei) arrivata quarta nella sua gara. Margherita Vedovato invece, eliminata nelle batterie, ha avuto il privilegio di un intero paragrafo nello stesso articolo. Come mai questa diversità di trattamento? Forse Kelly Doualla non è veneta? forse Doualla è un'atleta di colore? Credo che un giornale debba cercare di essere il più obiettivo possibile e mettere in risalto tutte le notizie positive che in questi momenti sono assai rare. Gradirei una risposta da parte sua. Anna Meneghel Montebelluna
La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Cara lettrice, a tutti capita di sbagliare. Ai giornalisti, costretti talvolta a prendere decisioni in tempi molti rapidi, capita anche più spesso che ad altri. In questo caso tuttavia credo siano le sue critiche il frutto di una lettura un po' frettolosa del giornale. Perchè alla straordinaria prestazione della 16enne Kelly Dualla, la prima velocista nelle storia dell'atletica italiana ad andare a medaglia in un campionato mondiale, noi in realtà, quello stesso giorno, nella prima pagina dello sport del fascicolo nazionale del Gazzettino, abbiamo dedicato un articolo, con tanto di titolo e di fotografia. Si poteva dare ancora più evidenza a questa notizia? Ne potremmo discutere a lungo. Ma certamente non è vero che abbiamo liquidato in una sola riga la medaglia di bronzo di Dualla. L'articolo che lei ha letto era quello contenuto nel fascicolo di Treviso che, com'è nella filosofia del nostro giornale, si è concentrato sulle prestazioni delle atlete trevigiane. Per questo Kelly è stata citata solo in un passaggio: perchè di lei si parlava in un'altra parte del giornale. Quindi non abbiamo sottovalutato nessuna notizia positiva. Ma c'è un passaggio della sua lettera che mi ha particolarmente colpito: laddove lei insinua che non abbiamo dato spazio all'impresa di Doulla perchè, come lei scrive, «è di colore». Ora, a parte il discutibile uso di questa espressione per identificare le persone di carnagione nera (anche il bianco è un colore, o sbaglio?), lei pensa davvero che misuriamo lo spazio da assegnare ad un'impresa sportiva o ad una qualsiasi altra notizia in base al colore della pelle del protagonista o della protagonista? Se così fosse non avremmo esaltato, com'era giusto fare e come abbiamo fatto, le qualità e le prestazioni di due fuoriclasse del volley come Paola Egonu e Myriam Sylla quando militavano nell'Imoco Conegliano. Ma è solo un esempio tra i tantissimi che potrei fare. Non siamo abituati a giudicare o a catalogare le persone in base al colore della loro pelle, alla loro religione o alla loro provenienza. Per noi conta la realtà nel suo concreto: in positivo come in negativo. Quella di Dualla è stata una grande prestazione di un'atleta azzurra e italiana. Punto. Il colore della sua carnagione è un dato di fatto, non un elemento di giudizio. E l'obiettività, a cui lei ci richiama, nel nostro mestiere deriva soprattutto dalla capacità di evitare che i pregiudizi prevalgono sui giudizi.










