Non capita a tutti: quando ci sono eventi per la stampa che tra luoghi mitizzati, accoglienza in una fabbrica che è anche il tempio di un marchio particolarmente da Gentleman e dell’uomo geniale che l’ha creato, più la guida su strada ma soprattutto in pista, questi avvenimenti restano nella memoria senza confronti. La località è Hethel, nei pressi di Norwich nel Norfolk, Inghilterra orientale. La fabbrica, immersa in una campagna che più inglese non si può, dal 1952 produce le Lotus, dove sembra che lo spirito del fondatore Colin Chapman aleggi tuttora, dal museo e da tutti i memorabilia raccolti nell’edificio Lotus Classic. L’auto è Lotus Emira, ultima versione con motore turbo a quattro cilindri, con fattezze e, come si vedrà, anche prestazioni da supercar. Inoltre, con sensazioni sopraffine al volente, ha il prezzo di una buona berlina sportiva, senza eccessi. Poi, ma non certo ultima, c’è la guida, appena accennata nelle righe precedenti. Un bel viaggio nella campagna, fino alla Manica dove l’Atlantico è color terroso per il maltempo e l’odore di mare predomina per il vento che soffia dall’Olanda. Meglio la giornata successiva, dedicata alle prove nel circuito adiacente la fabbrica, anche per il meteo più favorevole, con fondo asciutto. La pista di casa, che ospita la Lotus Hethel driving academy, è prevedibilmente un ex aeroporto della Royal Air Force (in seguito anche Usaf, l’aviazione americana) risalente alla Seconda guerra mondiale, dalla Battaglia d’Inghilterra che salvò le Isole britanniche dall’invasione, agli attacchi sull’Europa continentale prima e dopo il D-Day, lo sbarco più impegnativo della storia, il 6 giugno 1944. Tra quegli hangar, riadattati da Colin Chapman e sua moglie Hazel (ma alcuni sono conservati), si costruiscono le Lotus, sommando il fascino della Storia con l’inziale maiuscola, con quella di uno de marchi più vincenti nelle competizioni e convincenti per le prestazioni. Non capita a tutti… come recita l’incipit, un’esperienza così immersiva (termine abusato ma in questo caso con una precisa ragione d’essere), come cenare nella sede del Classic Team Lotus tra arredamenti composti da cimeli unici, all’interno di un vero museo, con vista sull’atelier dove decine di vetture rarissime sono in restauro o manutenzione. Oltretutto, modelli anche molto datati, appartenenti ai tempi dell’infanzia di chi scrive, tra oggetti personali, tute, caschi, trofei e immagini di piloti come Jim Clark e Graham Hill, gli eroi di quei periodi epici. Ma anche Jochen Rindt, Emerson Fittipaldi, Mario Andretti, Nigel Mansell e Ayrton Senna, respirandone quasi la presenza. La protagonista è Lotus Emira, la sola delle quattro Lotus attuali non elettrificata. Tutte con iniziale E: Evija (serie limitata) anche in versione X, Eletre ed Emeya, costruite in Cina da Geely, proprietaria di Lotus. Emira è rinnovata, portando all’esordio il motore a quattro cilindri. Il modello oggi è evoluto con sei versioni: Turbo da 365 cavalli, Turbo SE da 406 come la Racing Line dall’aspetto più corsaiolo, quindi sempre con la medesima potenza le due con motore 3,5 V6 chiamate appunto V6 SE e Racing Line, tornando al 2.0 turbo per la più potente tra tutte, la 420 Sport con la cifra che indica i cavalli, in consegna dall’estate 2026. La panoramica è meglio focalizzata con i prezzi, compresi tra 101.500 e 133.500 euro. Lotus Emira esibisce linee da supercar: ricorda le McLaren e su strada fa la figura di auto che costano (almeno) il doppio. Aerodinamica e sportiva, miscela stile e grinta (specie nel frontale acuminato) in modo equilibrato, è relativamente piccola come si addice a una Lotus, è possente lungo la fiancata e filante con la coda elegante. Lungo le linee di produzione si può ammirare il telaio, base filosofica prima ancora che tecnica di tutte le Lotus, con l’abitacolo come elemento. Accoglie con spazio e comfort, tenendo ben presente la missione sportiva. Il motore centrale concede comunque un po’ di margini di abitabilità. Design e funzionalità realizzati con materiali di qualità e tecnologie attuali: il quadro strumenti è da 12”3 e lo schermo tattile da 10”25, intrattenimento e connettività sono efficaci, i sedili riscaldati e regolabili elettricamente. Così la focalizza Dave Gilbert, direttore esecutivo della strategia dei prodotti: «Lotus Emira abbraccia davvero tutto ciò che riguarda il dna Lotus: è progettata per essere accessibile, apprezzandola a tutte le velocità da parte di ogni guidatore, con posizione di guida per la più coinvolgente esperienza. La fiducia e il divertimento al volante derivano dalla configurazione del telaio e dei sistemi, dalle azioni ben bilanciate di sterzo e freni, uguali alle reazioni: questo equilibrio ne fa una Lotus». Parole da integrare con note costruttive: cellula centrale robustissima, motore posteriore e trasmissione portanti, sospensioni e aerodinamica d’avanguardia, doti non da tutte, nemmeno ben più costose. Il percorso di guida, lungo strade strette, con asfalto bagnato e a tratti anche allagato, richiede attenzione, ma Emira non ha bisogno di essere domata: è trattabile e si adegua alle condizioni con facilità, quasi con confidenza. Facendo comunque capire che è un’auto di razza. Il motore AMG turbo è compatto e generoso, ha persino un buon tiro in basso e non si fa pregare per allungare, il cambio automatico a doppia frizione con otto rapporti è preciso ma non sempre rapidissimo. Iscriviti alla Newsletter di Gentleman. Per essere sempre aggiornato sul lifestyle del Gentleman contemporaneo Il bello deve ancora venire: la guida in circuito. Una volta memorizzati i punti di staccata, si comincia a entrare in sintonia con lo spirito Lotus. Leggerezza, bilanciamento, sterzo comunicativo e reattivo, agilità e frenata (circa 32 metri a 100 km/h) con l’impianto che non si scompone nemmeno pestando a fondo con il piede sinistro. In modalità Sport il motore accompagna già con sensazioni anche sonore, selezionando Track e aumentando l’andatura fin verso i limiti, Emira spinge al divertimento: facile e istintiva grazie al telaio, all’aerodinamica che con la velocità la schiaccia al suolo, allo sterzo, alle sospensioni e, va ribadito, ai freni. Archiviando l’esperienza tra le emozioni con elevata con soddisfazione, nello spirito del marchio che conquistò sette campionati mondiali F1 per costruttori e sei per piloti.
Lotus Emira: come va la nuova sportiva con motore Amg provata sulla pista di Hethel | MilanoFinanza News
Dalla fabbrica di Hethel al circuito privato: prova della Lotus Emira, l'ultima sportiva termica del marchio tra leggerezza, precisione ed emozioni di guida






