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Mario Gerevini, Daniela Polizzi

«Valutazioni preliminari». Giro d’affari a 6 miliardi con le partnership. La partecipazione nella Giorgio Armani spa (66,9 milioni di utile 2025, per metà distribuito ai soci come dividendo)

È una fondazione di lotta (per negoziare al meglio l’ingresso di un partner), di governo (del gruppo) e di impegni da rispettare: quelli dettati dal testamento di Giorgio Armani. Il fondatore del gruppo, morto il 4 settembre 2025, ha trasferito idealmente il suo dna nella Fondazione Giorgio Armani, custode dei principi fondanti. Ed ecco — raccogliendo ulteriori informazioni anche da fonti all’interno dell’azienda — i numeri del primo «vero» bilancio (2025), l’orientamento strategico sulla vendita della prima tranche del 15% (i 18 mesi non sono un dogma) e l’andamento economico del gruppo nella prima parte del 2026.

Debiti e dirittiLa partecipazione nella Giorgio Armani spa (66,9 milioni di utile 2025, per metà distribuito ai soci come dividendo) è iscritta dalla Fondazione al patrimonio netto contabile al netto degli usufrutti attribuiti al 90% del capitale: 1,49 miliardi, un valore «tecnico» che non corrisponde evidentemente a una valutazione di mercato. Al passivo è registrata la cifra di 831,5 milioni come debito derivante dalla «Liquidation Preference». Di cosa si tratta? Di fatto è un legato testamentario posto a carico della Fondazione. Nel testamento infatti «Liquidation Preference» è il nome attribuito a un diritto economico riconosciuto a Leo Dell’Orco, a Silvana, Roberta, Rosanna Armani e Andrea Camerana quando una parte della Giorgio Armani (45%) verrà venduta o collocata in Borsa. E 831 milioni corrispondono al 45% del patrimonio netto della Giorgio Armani spa alla data di apertura della successione (1,84 miliardi).