Passerà il Ferragosto in carcere Valter Lavitola, ritenuto dai pm di Roma il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci, l'ordigno rudimentale piazzato da una banda di quattro persone il 16 ottobre scorso a Pomezia, centro alle porte di Roma dove vive il conduttore di Report, che ha semidistrutto le sue auto. Sono stati gli uomini del nucleo Investigativo dei carabinieri ad eseguire, lunedì mattina, la misura cautelare in carcere nei confronti dell'ex giornalista ed editore, accusato dai pm della Dda di aver pianificato il blitz grazie all'aiuto del suo factotum, il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, nei confronti del quale è stato spiccato un mandato di arresto.
L'uomo è attualmente ricercato e si troverebbe in Africa: sarebbe lui l'intermediario con la banda irpina. «Avrei voluto tornare per spiegare la mia vita e la mia versione dei fatti - ha detto al Tg1 confermando di non voler rientrare - però vorrei anche sapere per quale motivo devono emettere un arresto nei miei confronti. Diventa complicato perché è la verità, avevo previsto di tornare la settimana prossima però devo farmi delle domande prima». Nei confronti di Lavitola e del suo braccio destro, così come per la banda che ha materialmente piazzato l'ordigno composto da gelatina per cava, è contestata l'aggravante del metodo mafioso. Secondo i magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, il movente dell'attentato va ricercato nell' «ambizioso progetto» di Lavitola di lanciare Ranucci in politica. E, di conseguenza, di ritagliare per sé un ruolo di primissimo piano.










