L’idea che fa scoccare la scintilla giusta, la spinta che la fa crescere fino a diventare un progetto solido e futuribile con un impatto reale sulla società. «E se veramente funzionasse?». Ogni founder di startup può raccontare di essere partito facendosi questa domanda. Ma sa anche che la sua intuizione farebbe poca strada se non ci fossero il supporto e le risorse. Innovazione e capitale sono inevitabilmente legati a doppio filo l’una con l’altro. Ed è per questo che è nato il progetto “7 idee per cambiare l’Italia”, finanziato da L’Espresso, dedicata alla valorizzazione di startup e imprese in fase early stage.Arrivato alla sua seconda edizione, vedrà destinati 280 mila euro di credito pubblicitario a sette progetti vincitori. Un contributo di 40.000 a testa da investire nella propria attività. Le adesioni per quest’anno sono state tante, a conferma di un ambiente sempre più vivo e aperto alle novità. Il bando, aperto ad aprile e chiuso circa un mese fa, ha registrato 374 candidature. Un gruppo decisamente nutrito che ha già subito una prima scrematura. Al momento sono rimaste in corsa 98 idee. Il prossimo step è previsto dopo l’estate quando, nel corso dello Step FuturAbility District che si terrà Milano il 17 e il 18 settembre, i selezionati avranno l’opportunità di presentare il proprio progetto in una due giorni di pitch competition, intervallata dai talk di istituzioni, politici e protagonisti del tessuto imprenditoriale italiano. Un’occasione di visibilità per tutti i protagonisti, ma anche cruciale per il prosieguo del percorso. Infatti, dopo l’appuntamento di Milano, si restringerà ancora il cerchio dei partecipanti che passeranno a essere solamente 14. Chi andrà avanti accederà a un percorso di mentorship di Startup Geeks, principale incubatore di startup italiano. Ottobre e novembre saranno mesi di intenso lavoro per dare corpo ai propri progetti, perfezionarli in ogni dettaglio, renderli appetibili per gli investitori sotto la supervisione di esperti del ramo. Il 9 dicembre, infine, ci sarà la cerimonia finale a Roma, in Campidoglio (il Comune di Roma ha dato il suo patrocinio, così come quello di Milano, il Mimit e il Mase). Lì verranno svelati i vincitori del premio che saranno valutati da una giuria composte da numerose aziende leader nei propri settori. Q8 sarà ancora una volta main partner dell’iniziativa. Poi ci sarà Alpitour World – che, oltre a concorrere al premio finale, ne ha istituito un altro, il “premio Alisei” – ViviBanca, Renco, Cdp Venture Capital, Canon, Uber, Havas, Ied, The Fork, Famiglia Cotarella, LinkedIn ed Elica.Cinque saranno i criteri che i giudici avranno a disposizione per le loro valutazioni: impatto sociale e ambientale – che avrà il peso maggiore nella scelta finale – innovazione e originalità del modello, solidità del business model, team e infine scalabilità del modello. In questa edizione i progetti sono stati divisi in sette differenti ambiti tematici. Si va dall’editoria indipendente – tante proposte sono arrivate proprio in questo campo – alla medicina, dalla mobilità al turismo passando per l’intelligenza artificiale e la finanza. Questa edizione vedrà anche il coinvolgimento delle università come quella degli Studi di Napoli Parthenope: «Il nostro Ateneo da sempre promuove il trasferimento tecnologico e la valorizzazione dei risultati della ricerca», dice il rettore Antonio Garofalo. «Oggi più che mai è necessario lavorare alla costruzione di ponti tra mondo accademico e tessuto produttivo».“Sette idee per cambiare l’Italia” vuole essere insomma un’ulteriore spinta propulsiva in un ecosistema in rampa di lancio. Secondo i dati dell’osservatorio Cribis dell’azienda Crif, alla fine del 2024 in Italia c’erano più di 11.500 startup innovative, più di un terzo delle quali ha una squadra composta da giovani al di sotto dei 35 anni. Nonostante la crescita del settore sia superiore alla media nazionale, il percorso non è così semplice. «Nelle prime fasi di una startup – spiega il direttore de L’Espresso Emilio Carelli – i suoi fondatori sono costretti ad allocare buona parte del budget sullo sviluppo dell’idea. Spesso non restano risorse per comunicare, e quindi realizzare, quella stessa idea. La nostra iniziativa – conclude – vuole contribuire al tessuto imprenditoriale del Paese». Insomma, non possiamo ancora guardare da pari a pari mercati più grandi e più evoluti come quelli di Stati Uniti, Cina, Francia o Inghilterra. Però il volume degli investimenti è aumentato notevolmente. Come spiega l’ultimo report Sios (StartupItalia Open Summit) dal primo gennaio al 6 giugno del 2026, le startup in Italia sono riuscite a ricavare 643,43 milioni, frutto di 83 operazioni. Interessante è mettere a confronto questi dati con quelli dell’anno precedente perché nello stesso periodo del 2025 erano stati raccolti poco più di 350 milioni attraverso 99 round di investimento. In sostanza, nonostante le singole operazioni siano calate del 16%, i finanziamenti sono cresciuti dell’80%. «Il capitale – viene sottolineato nel rapporto – nel 2026 si è concentrato finora su un numero inferiore di deal, ma con ticket più consistenti». L’istantanea è quella di un mercato italiano che ha resistito alla pandemia del Covid, ricominciando a correre. Ora è più maturo, stabile, e punta in maniera decisa alla competitività e alla sostenibilità economica. E ha bisogno sempre di nuova spinta per far correre le nuove idee che nascono.
Al via il contest delle startup
Grande partecipazione alle preselezioni della seconda edizione dell’evento de L’Espresso sui progetti d’impresa innovativi. In palio piani di comunicazione







