In questi giorni l’agenzia delle Entrate sta notificando ai contribuenti che esercitano attività d’impresa dei questionari, ai sensi degli articoli 51 del Dpr 633/72 e 32 del Dpr 600/73, che richiedono di fornire spiegazioni in merito a due possibili incongruenze: un ammontare dei ricavi dichiarati inferiore alle entrate bancarie e un importo dei costi indicati in dichiarazione dei redditi superiore alle fatture elettroniche rilevate dal SdI.
L’obiettivo è evidente: scovare eventuali redditi non dichiarati e individuare costi fittizi che abbiano indebitamente ridotto l’imponibile.
Il termine per rispondere è quello di quindici giorni e le conseguenze di una mancata risposta potrebbero essere particolarmente gravi. Oltre alla sanzione amministrativa da 250 a 2mila euro, si rischia un accertamento con determinazione induttiva del reddito.
Il questionario è rivolto prevalentemente ai contribuenti che operano in regime di contabilità semplificata, per i quali vige il principio di cassa (articolo 18 del dpr 600/73).
La richiesta dell’agenzia delle Entrate lascia perplessi per almeno due profili, uno riguardante il dato delle entrate bancarie e l’altro concernente i costi.






