Crittografia
Storage
Una chiavetta USB che, collegata al computer, dichiara soltanto 8 GB di capacità e mostra file del tutto ordinari. Nessuna richiesta di password, nessun volume cifrato visibile, nessun software da installare. La parte interessante viene a galla solo dopo una sequenza precisa: basta creare un file chiamato unlock.txt nella chiavetta contenente l’indicazione password:xyz.
Dopo questa operazione, la memoria USB si disconnette e torna online mostrando una seconda area, fino a quel momento invisibile al sistema operativo. È l’idea alla base di Phantomdrive, progetto open source sviluppato da Ryan Walker di Rootkit Labs che porta sul piano hardware un concetto noto da tempo nella crittografia: non limitarsi a proteggere le informazioni, ma cercare di nascondere perfino l’esistenza dello spazio che le contiene.
TrueCrypt prima e VeraCrypt poi hanno reso popolari i volumi nascosti e la cosiddetta plausible deniability, cioè la possibilità di mantenere un secondo insieme di dati cifrati difficilmente distinguibile dallo spazio apparentemente inutilizzato. Phantomdrive prende però una strada diversa: il computer non vede un grande supporto contenente settori dall’aspetto casuale: quando la chiavetta è bloccata, il firmware dichiara semplicemente un dispositivo da 8 GB. La capacità restante della microSD sottostante non compare nella geometria dello storage esposta tramite USB.








