Il Dragone ce la sta mettendo tutta per stare al passo degli Stati Uniti, la cui tecnologia vanta standard più elevati di Pechino. Ma per investire servono risorse e la Borsa è l’unica strada. Il ruolo delle banche statali mentre anche la robotica sbarca sui listini

Nel gergo popolare si chiama il burattinaio. Colui, o colei, che muove le fila di qualcosa. Vale lo stesso se l’argomento di discussione è l’Intelligenza Artificiale. La Cina, che vende al mondo tecnologia a basso costo ma dalla qualità di certo non comparabile a quella americana, è in piena febbre da Ipo. Perché se si vuole stare al passo degli Stati Uniti servono soldi e i soldi arrivano quasi sempre dal mercato. Per questo a Pechino è partita da diversi mesi una specie di rincorsa alla Borsa, alla quale per ultima si è aggiunta anche la robotica. Domanda, chi funge da centralina di tutto questo grande movimento di capitale?

La China international corporation, principale banca d’investimento cinese è diventata nel tempo il principale finanziatore degli sforzi di Pechino per competere con gli Stati Uniti nel campo dell’Intelligenza Artificiale, facendosi sponsor di quotazioni multimiliardarie di diverse aziende leader nel settore tecnologico del Paese, tra cui il produttore di chip CXMT e il fornitore di componenti per data center Zhongji Innolight. La banca statale, non a caso, è in testa alle classifiche delle offerte pubbliche iniziali nella Cina continentale e a Hong Kong. Tanto che quest’anno ha registrato un volume di transazioni pari a 11,5 miliardi di dollari, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025, ed è sulla buona strada per raggiungere un record annuale.