L'ipotesi: aver cercato uno dei simboli più potenti dei misteri di via D'Amelio nel posto sbagliato. La mail del Pm Pilato allo scrittore Ceruso solleva ulteriori dubbi
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E se per oltre trent’anni avessimo cercato l’agenda rossa di Paolo Borsellino nel posto sbagliato? E se uno dei simboli più potenti dei misteri di via D’Amelio non fosse scomparso, almeno non immediatamente, tra le lamiere e il caos del luogo della strage? E se qualche manina “deviata” avesse agito altrove?
Sono domande, non una conclusioni. Ma che oggi possono essere poste sulla base di elementi che meritano di essere ricostruiti dall’inizio.
L’agenda rossa di Paolo Borsellino non nasce come un oggetto misterioso. Era una delle agende che l’Arma dei Carabinieri distribuiva annualmente e che venivano donate anche a magistrati e altre personalità. Borsellino ne aveva ricevute diverse negli anni. Quella del 1992 aveva però assunto un’importanza particolare: dopo la morte di Giovanni Falcone il magistrato aveva cominciato ad annotarvi riflessioni, incontri e informazioni che riteneva evidentemente rilevanti.






