È un momento incredibile per Martina Favaretto. La 24enne schermitrice padovana (nata a Camposampiero il 15 novembre 2001), che in forza alle Fiamme Oro della Polizia si allena con l'Antoniana Scherma (nella palestra del Centro Olimpic a San Giorgio delle Pertiche) ed il maestro Mauro Numa, ha vinto due medaglie d'oro ai recenti Mondiali di Scherma 2026 di Hong Kong: nel fioretto, individuale e a squadre. Due successi che, tra l'altro, si sommano ad altrettante Coppe del Mondo (individuale e squadre) ed a lei, nello specifico, valgono la conquista del n. 1 nel ranking internazionale.
Sguardo al futuro La regina indiscussa del fioretto dove intende arrivare? «Sono molto felice per questi traguardi. Sicuramente la vittoria al Mondiale, specie la medaglia d'oro individuale che ancora mi mancava ed inseguivo da tempo, ed anzi appariva quasi stregata, rappresenta per me una grande emozione - spiega al riguardo Martina Favaretto, raggiunta telefonicamente al rientro dalla trasferta asiatica prima di potersi concedersi un po' di meritato riposo - Al tempo stesso, la vedo soltanto come un punto di partenza». Del resto, ci hanno pensato nelle ore seguenti la gara sia il capo delegazione azzurro Daniele Garozzo che la stessa capitana Arianna Errigo a ricordarlo: parlando l'uno dell'ambizione di ripetersi la prossima stagione e l'altra di Los Angeles 2028 «Ma, in fondo, è anche giusto così: bisogna sempre alzare la posta e, soprattutto, stare sul pezzo allenandoci sempre al meglio». La sua scherma ai Mondiali di Hong Kong è stata dominante: tanto nel percorso di avvicinamento, con avversarie lasciate a pochi punti, quanto nella finale tutta italiana proprio con la veterana Errigo (battuta 15 a 7). E nella gara a squadre, ha lasciato un "tesoretto" di vantaggio importante alla Cristino.La determinazione Dove nasce tanta determinazione? «Diciamo che, in gara, le sensazioni erano positive fin dall'inizio. Poi, assalto dopo assalto, aumentavano: sono riuscita ad esprimermi bene. Al punto decisivo, ho provato un'emozione grandissima e non sono riuscita a trattenere le lacrime: proprio Arianna è stata la prima ad abbracciarmi. Noi, del resto, in Nazionale siamo una squadra molto unita: è vero, siamo tutte forti, e questo da avversarie aumenta la competizione interna. Ma poi riusciamo in un passaggio fondamentale: fare tutte un passo indietro, per unirci in un unico obiettivo. E nel sostenerci a vicenda: alla Cristino ho detto "dai, un ultimo sforzo poi si va in vacanza!". Abbiamo vinto il Mondiale chiudendo in bellezza una stagione incredibile, da imbattute in tutte le prove di Coppa del Mondo».Svolta mentale Lei ha parlato dell'importanza dell'aspetto mentale in queste vittorie: quasi di una svolta. «In effetti, la parte mentale ha influito molto: insieme alla voglia di riscatto dai recenti Europei in Francia, con quell'uscita prematura che avrebbe potuto rappresentare la mia rovina. Ero già andata vicina più volte all'oro mondiale, compreso in Under 20, ma era sempre mancato il passo decisivo. Lo volevo tanto, mi pesava davvero. Ho lavorato molto, specie in quest'ultimo periodo, con il mio psicologo Bruno De Michelis. Ci siamo sentiti praticamente ogni giorno, proprio per imparare a gestire le emozioni: sapere ridurre la tensione dei momenti decisivi, al contrario di quanto avveniva in precedenza, compresi appunto gli Europei quando sono andata in black out, ed anzi riuscire a trasformarla in maniera positiva». Cosa che, da casa, ha rimarcato anche il suo maestro Mauro Numa (con cui lavora da tredici anni): ci ha confidato di averla sentita al telefono, prima dei match, compresa la finale, tranquilla, serena e determinata. «Però è chiaro che anche a livello tecnico c'è sempre da migliorare. Per poter avere una scherma al massimo, ad esempio, so che devo sistemare lo schema "a fuetto": l'attacco alla schiena dell'avversaria (l'azione in cui la punta dell'arma compie una traiettoria curva per aggirare la parata e la difesa della lama avversaria, ndr)». Si sente più padovana o veneziana (cresciuta a Noale, vive a Zero Branco)? «Diciamo veneta: anzi italiana, visti i successi con la maglia azzurra».







