La scherma è una disciplina durissima. È un duello metaforico, in cui nessuno rimane ucciso, ma in cui c’è un vincitore e un eliminato. Richiede non soltanto forza e resistenza fisica, elasticità, grande capacità di concentrazione
di
Aldo Cazzullo
Due italiane nella finale mondiale del fioretto. Vince Martina Favaretto, 24 anni, che scoppia in lacrime, dopo aver battuto Arianna Errigo, 38 anni, la veterana. La notizia è passata quasi inosservata nell’estate calda del calcio, tra la Coppa del Mondo vinta dalla Spagna e il pasticcio per il nuovo allenatore della Nazionale. Tuttavia vale la pena soffermarsi sulla doppietta azzurra, non soltanto per il prestigio che ne viene al nostro sport.
La scherma è una disciplina durissima. È un duello metaforico, in cui nessuno rimane ucciso, ma in cui c’è un vincitore e un eliminato. Richiede non soltanto forza e resistenza fisica, elasticità, grande capacità di concentrazione. Richiede soprattutto forza mentale e spirituale. È insieme uno sport molto fisico e molto celebrale, quindi occorre veramente una grande donna per vincere un oro olimpico o mondiale. Per fortuna in passato ne abbiamo avute molte.







