di

Gennaro Scala

Il decesso in autostrada mentre tornava verso la Campania dopo alcuni giorni in Calabria. L’autopsia, riferiscono oggi i legali, avrebbe accertato la morte per intossicazione da tossina botulinica

«Luigi non era ubriaco, stava morendo di botulismo sotto gli occhi dei medici». Una frase pesante, pronunciata un anno dopo la morte di Luigi Di Sarno, 52 anni, deceduto sull’A2 mentre tornava verso la Campania dopo alcuni giorni trascorsi in Calabria. Una morte che oggi la famiglia considera il risultato di una catena di errori e sottovalutazioni, con i sintomi della tossina botulinica — sostengono i legali — scambiati per quelli di una persona ubriaca o, addirittura, per un disagio di natura psicologica.

Di Sarno era stato al Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo. «Versava in un drammatico e conclamato decadimento neurologico: soffriva di paralisi palpebrale, biascicava, non riusciva a respirare e non poteva neppure deglutire», raccontano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani e Maria Napolano. Eppure, secondo quanto riferito dai legali, nel referto sanitario sarebbe stato descritto come «lucido e tranquillo». Una contraddizione che ora la famiglia chiede venga verificata dalla Procura.