La città si svuota, ma non per tutti allo stesso modo. Nella domenica che precede il Ferragosto, Bari sembra tirare giù la serranda mentre il caldo resta inchiodato all’asfalto. Poche auto, poco passeggio, saracinesche abbassate. Via Sparano rallenta fino quasi a fermarsi, via Argiro è deserta: qui molti negozi sono a gestione diretta a differenza dei punti vendita che si affacciano sulla strada regina dello shopping nelle mani delle grandi catene internazionali, con aperture no-stop.
La città dei consumi, per un giorno, sembra aver spento le luci. Ma basta spostarsi verso il mare per scoprire un’altra Bari. Le spiagge libere si riempiono presto, gli asciugamani si incastrano uno accanto all’altro, sotto ombrelloni portati da casa o cercando un riparo sotto una timida ombra. Il mare diventa la meta di chi è rimasto. Non necessariamente per scelta. Perché dietro la domenica in spiaggia c’è anche un pezzo di città che le vacanze non può permettersele. Ci sono stipendi che, prima ancora di arrivare a fine mese, sono già destinati al mutuo o all’affitto, alle bollette, alla spesa alimentare.
E così agosto non significa necessariamente valigie, autostrade e partenze. Significa fare i conti, scegliere cosa rinviare, trovare un modo per sentirsi comunque in vacanza. Anche solo per qualche ora.








