Pietre sopra e spiragli, per le opere sfumate del Pn Metro Plus, con il Comune che mette la mano sul fuoco per la riprotezione. Per salvare il salvabile. Almeno, sul progetto di rinascita sulla Foce dell’Oreto, coinvolto nel naufragio assieme, tra l’altro, all’approdo di Vergine Maria e a Villa Turrisi. Il requiem per le tre maxi opere “stralcio”, in quanto già riprotette la prima volta sui fondi per la Rigenerazione urbana e poi sul Pn Metro Plus - 30 milioni in fumo causa tagli non rinegoziati tra Palermo e Roma - era di fatto suonato, come raccontato da La Sicilia, già da metà marzo. Un paio di mesi dopo, le campane a morto, con l’ammissione, da parte del direttore generale e titolare dell’Organismo intermedio Eugenio Ceglia e di Claudio Cimò, dirigente dell’Ufficio Pnrr e PN Metro: quegli obiettivi, Ceglia e Cimò li avevano dichiarati «irraggiungibili» in termini di rendicontazione, che nell’anno in corso avrebbe dovuto raggiungere la spesa certificata di quasi 38 milioni di euro. Un miraggio, ora ufficialmente svanito, assieme agli altri milioni, i 20 alla voce Rigenerazione, andati in malora con altri 24 in tutta la regione, come reso noto dal deputato Ars del M5s Adriano Varrica. La segretaria provinciale Pd Teresa Piccione qui parla di «fallimento dell’amministrazione» e ribadisce la richiesta di una «seduta di Consiglio sullo stato dell’arte dei fondi Pnrr».
Fondi sfumati per la riqualificazione della foce dell’Oreto, il Comune a caccia di soldi
L’assessore Alongi: «Trattative con la Regione». Sedici sindaci della provincia a Lagalla: «Per noi persi 12 milioni»









