Aprendo la riunione di gabinetto, Benjamin Netanyahu lo ha ripetuto due volte: "Voglio essere preciso, Israele respinge il documento in 15 punti. Ho sentito dire che non l'avevo detto, allora lo dico di nuovo". Il premier ha bocciato la road map del Board of peace - l'organismo creato da Donald Trump nell'ottobre 2025 e da lui presieduto, cui la risoluzione Onu 2803 affida la supervisione del dossier Gaza - che avrebbe dovuto aprire la fase due dell'accordo. "L'Idf non effettuerà alcun ritiro finché Hamas non sarà disarmata, e quando parlo di disarmo intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi": un disarmo "reale, non fittizio".Il documento, diffuso a fine luglio e annunciato da Trump come intesa storica, prevede che la consegna delle armi proceda di pari passo con l'arretramento graduale delle truppe israeliane, il passaggio dei poteri a un comitato palestinese di tecnici, una forza internazionale di stabilizzazione e un meccanismo indipendente di verifica. Netanyahu ne ribalta la sequenza: prima la smilitarizzazione completa, poi - eventualmente - il ritiro. Oggi l'esercito è schierato oltre la Linea gialla e controlla un'ampia porzione della Striscia. Nello stesso intervento il premier ha escluso ogni prospettiva di Stato palestinese "né a Gaza né in Giudea e Samaria", mantenendo però toni morbidi verso Washington: "Hanno delle idee, alcune per noi accettabili, altre no. Sappiamo come far valere le nostre posizioni"."L'unica risposta ai nostri nemici e a chi ci vuole male è la forza, la determinazione e la vittoria totale - senza accordi e senza pietà. Hamas e Hezbollah devono essere annientati fino all'ultimo, senza esitare e senza fermarci", ha scritto su X Itamar Ben-Gvir.Hamas si dice ancora vincolata alla road map del Cairo e chiede agli Stati Uniti di intervenire perché il premier "non ostacoli il processo per ragioni di politica interna ed elettorale", dice Bassem Naim. È la chiave di lettura che domina il dibattito, e non solo tra i palestinesi. Il 27 ottobre Israele va al voto - tra meno di dodici settimane - nella prima consultazione dopo il 7 ottobre 2023, con Netanyahu ancora imputato per corruzione e i sondaggi di luglio che per la prima volta danno il partito Yashar dell'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot davanti al Likud. Il premier ha bisogno della destra radicale: e proprio Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir nei giorni scorsi avevano attaccato la road map e chiesto di congelare il dispiegamento della forza internazionale. Ieri il ministro delle Finanze ha ringraziato il capo del governo per aver chiarito che l'esercito non arretrerà di un millimetro. Per l'ex diplomatico Alon Pinkas il no va letto "interamente nel contesto delle elezioni", nella logica di una guerra senza fine e nel calcolo che lo strappo sia a costo zero, perché Trump non ha interesse a farlo pagare; per Ronni Shaked, dell'Istituto Truman, dopo tre anni senza una vittoria da esibire uno scontro con la Casa Bianca vale più di un'intesa.Le letture, però, non si fermano lì. Resta il nodo mai sciolto della sequenza - chi consegna per primo perde, e in molti dubitano che Hamas voglia davvero privarsi dell'arsenale che ne garantisce la sopravvivenza dentro Gaza - e resta il fatto che il 3 agosto il Board of Peace si era già spostato sulle posizioni israeliane, precisando che non ci sarà ritiro oltre la Linea Gialla prima del disarmo completo: il che rende il rifiuto di domenica meno una rottura di sostanza e più un messaggio rivolto all'interno. Pesa poi quello che il governo ha già fatto sul terreno, dagli insediamenti in Cisgiordania al progetto pilota autorizzato due settimane fa a Est di Rafah, con alloggi da costruire nell'area controllata dall'Idf: difficile, in quel quadro, che i palestinesi credano che il disarmo produrrebbe il ritiro. Sullo sfondo c'è l'Iran, dove Trump parla di trattativa a bassa intensità e Netanyahu ripete che con lui Teheran non avrà mai l'atomica. E c'è chi, come l'analista Xavier Abu Eid, rovescia la prospettiva: il piano era costruito più sugli interessi israeliani che sul diritto palestinese all'autodeterminazione.
Netanyahu (in campagna elettorale permanente) respinge il piano di pace del Board of peace: "Nessun ritiro senza il disarmo di Hamas"
Bocciata la road map che Trump aveva annunciato come intesa storica: prima il disarmo totale, poi eventualmente il ritiro. Ben Gvir e Smotrich applaudono alla d










