a
«Di quella sera ricordo il rumore di una bottiglia in frantumi, una mano che mi afferra lo zaino e il dolore del vetro che entra nella mia carne». Sono le otto di sera del 3 agosto, lunedì scorso, quando una donna di 45 anni, residente e barista nel quartiere Montesacro di Roma, si ferma a comprare le sigarette a un distributore di via Valsugana e viene colpita più volte da uno sconosciuto con una bottiglia rotta. E quell’uomo, oggi, a una settimana dall’aggressione, è ancora libero per le vie del quartiere.
«L’ho visto che parlava da solo, forse era ubriaco. Poi ho sentito che gettava la bicicletta a terra, ma ho continuato a camminare», racconta la donna. Pochi istanti dopo l’aggressione, con il coccio di bottiglia che la ferisce viso, braccia, costato e polpaccio, la lesione più grave. «Ha iniziato a colpirmi da tutte le parti. Io cercavo di difendermi ma lui continuava mentre io gridavo aiuto. Poi è fuggito». Sul posto arrivano i carabinieri della Stazione Salaria ma non riescono a rintracciarlo. La donna ne descrive l’aspetto: «forse un rom di un campo nomadi». Portata all’ospedale Sandro Pertini le vengono applicati ventidue punti per suturare il profondo taglio sulla gamba e una prognosi di quindici giorni. E il 6 sporge formalmente denuncia ai carabinieri. L’8, due giorni dopo, i militari della Compagnia Montesacro individuano il presunto responsabile: un cittadino romeno di 32 anni, con precedenti. Ma l’arresto non è avvenuto in flagranza - spiegano i carabinieri - quindi non si può procedere con un processo per direttissima. L’uomo viene dunque denunciato a piede libero per «lesioni personali aggravate», ma sull’eventuale applicazione di misure cautelari deciderà l’autorità giudiziaria.







