«Francesco mi ha insegnato il valore delle parole». Gaetano Curreri sa cosa vuol dire scrivere canzoni ed eseguirle dal vivo, lo ha fatto con Vasco Rossi e poi con Lucio Dalla, gli Stadio e lo stesso Francesco Guccini, cui rende omaggio dal vivo in questi giorni di lutto cantando un brano scritto a quattro mani con il maestro di Pavana, nel tour che lo sta portando in giro per l’Italia (prossime date il 13 agosto al Teatro Romano di Minturno e il 20 agosto al Teatro Greco di Tindari, in Sicilia). A Punto Radio Zocca, con Vasco, negli Anni 70, programmavate anche i pezzi di Guccini. Che effetto le facevano allora i suoi brani?«Guccini per me è stato un punto di riferimento. A Punto Radio eravamo immersi nella musica e le canzoni di Francesco avevano una forza particolare. Dentro c’erano le parole, certo, ma anche gli ideali, la memoria, la politica, la vita quotidiana. Era un modo di raccontare l’Italia che sentivo molto vicino. Guccini non aveva bisogno di inseguire la moda, le sue canzoni avevano una loro verità e quella verità arrivava alle persone».

Cosa le ha insegnato la sua musica? «Soprattutto il valore delle parole. Venivo da un mondo in cui la musica aveva un’importanza enorme, ma incontrare autori come Francesco ti faceva capire che una canzone può diventare anche una forma di racconto di una generazione e delle sue inquietudini. Proprio questo mi affascinava di Francesco: non scriveva mai soltanto una canzone, dietro c’era sempre un pensiero, una storia, un’umanità». Quando lo ha conosciuto di persona?«A un concerto di Dalla cui partecipò anche Guccini, fra l’82 e l’83. Io ero il tastierista di Lucio in quegli anni, e di quei concerti ricordo soprattutto l’energia, la dimensione collettiva. Francesco faceva parte di quella grande comunità musicale che ci siamo trovati a condividere. Da quegli incontri sono nate poi tante cose importanti».