Tra le migliaia di immagini contenute negli Epstein File ce ne sono alcune che chiunque sia stato una volta in Costa Azzurra riconosce. In una, si intravede un porto, con il campanile che domina le facciate colorate. In un’altra, un cartello blu e bianco ripreso in primo piano indica un indirizzo preciso: Place aux Herbes. Jeffrey Epstein è a Saint-Tropez. È l’estate del 2002 e con lui c’è l’inseparabile Ghislaine Maxwell, la sua ex fidanzata e complice. Insieme hanno affittato una villa chiamata “Mirage” per centomila euro a settimana. Il nome non potrebbe essere più adatto: quella che il finanziere americano – morto in carcere nell’agosto 2019 prima di essere processato per i crimini sessuali di cui era accusato – frequentava quasi ogni estate era, di fatto, una doppia illusione, da una parte la leggenda del borgo più glamour d’Europa, dall’altra un luogo dove tra yacht, ville e feste notturne, operava una intensa rete di sfruttamento sessuale. Come rivelato da un’inchiesta pubblicata da Le Monde sulla base dei documenti americani, Saint-Tropez non era per Epstein un semplice luogo di vacanza. Era – al pari di Parigi, New York e della sua isola privata nei Caraibi – una base per il reclutamento di giovani donne.
Epstein, la base segreta a Saint-Tropez: nel paradiso dei Vip a caccia di ragazze
Dai File emerge una rete di ville, feste e contatti sulla Costa Azzurra, dove il finanziere pensava anche di trasferirsi






