Era stato un pescatore, oggi non più in vita, a segnalare la presenza di qualcosa di «importante» adagiato sui fondali al largo di Punta Licosa, nel territorio di Castellabate. Un’ipotesi poi rafforzata recentemente dalla segnalazione della nave idrografica M/V Artic durante un’attività di mappatura riscontrata all’inizio di luglio scorso, nel corso di una ricognizione effettuata dal 2° Nucleo Operatori Subacquei di Napoli. Ma a dare un volto più preciso a quel ritrovamento è stato, dopo qualche giorno, il noto subacqueo Andrea Bada che, durante un’immersione nell’area, ha potuto osservare e documentare da vicino il relitto. Secondo una prima valutazione, si tratterebbe di un caccia-bombardiere di fabbricazione americana in uso alla Royal Air Force (Raf) britannica e alle forze statunitensi.
La struttura del velivolo è ancora perfettamente riconoscibile e sono ben visibili le tre mitragliatrici presenti nella parte anteriore. L’ipotesi è che possa trattarsi di un Lockheed P-38 Lightning, pesante caccia bimotore statunitense della Seconda guerra mondiale, caratterizzato dalla particolare fusoliera bitrave e dai due motori Allison. Un velivolo veloce e capace di operare ad alta quota, tanto da essere ribattezzato dai tedeschi come «diavolo a due code» perché particolarmente difficile da abbattere. LA TESTIMONIANZA «È completamente integro», spiega Bada, esploratore subacqueo e documentarista, sottolineando anche l’emozione provata durante l’immersione dall’intero gruppo della spedizione: «C’erano i ragazzi che gridavano dall’emozione». Si tratta di un ritrovamento di particolare interesse, in un’area di mare che conserva numerose testimonianze legate alla storia militare della Seconda guerra mondiale. Il Golfo di Salerno e la costa cilentana furono infatti teatro dello sbarco degli alleati e delle fasi cruciali del conflitto bellico. Il tratto di mare compreso tra Capaccio Paestum e Castellabate ha restituito nel corso degli anni diverse tracce di quella stagione, soprattutto carri armati e mezzi da sbarco. LE IPOTESI Ma come è finito, allora, quel caccia nelle acque di Punta Licosa? Il mezzo aereo era impegnato probabilmente in una missione contro le postazioni tedesche di terra o in attività di scorta, finendo per essere colpito dal fuoco della contraerea. A quel punto, sarebbe caduto in mare, andando ad adagiarsi sui fondali al largo di Punta Licosa, ricadenti nella zona C dell’Area Marina Protetta di Santa Maria di Castellabate. Il materiale video e fotografico realizzato durante la spedizione subacquea è stato trasmesso all’Istituto Idrografico della Marina Militare, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e alla Guardia Costiera dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Agropoli, al fine di consentire gli accertamenti necessari all’identificazione del mezzo aereo e, attraverso la consultazione dei registri di missione della Raf, del pilota. Al momento non è possibile stabilire se all’interno o nei pressi del relitto possano trovarsi ancora i suoi resti. In attesa degli ulteriori accertamenti sul relitto e della sua definitiva identificazione, è stata disposta l’interdizione di ogni attività nella zona interessata. GLI ALTRI RITROVAMENTI Quello del caccia ritrovato nelle acque del Cilento non è il primo incontro di Andrea Bada con la storia sommersa di questo tratto di costa. Nel 2022, il suo team di spedizione è tornato sul relitto del sommergibile Velella, affondato nel 1943 alla vigilia dell’Armistizio nelle acque di Punta Licosa, realizzando una nuova spedizione documentaria e immagini delle parti ancora riconoscibili del sommergibile. Nel 2019, al largo di Acciaroli, il sub e cacciatore di relitti raggiunse, a 184 metri di profondità, la nave americana William W. Gerhard, silurata da un sommergibile tedesco. L’immersione, durata circa otto ore, rappresenta tutt’oggi una delle esplorazioni più impegnative effettuate da Bada. Ha inoltre fatto parte del team che ha esplorato, a circa 170 metri di profondità, il relitto della SS Umaria, individuato nei fondali di Casal Velino: un piroscafo britannico affondato nel 1917. Un percorso di esplorazioni che, nel corso degli anni, ha riportato alla luce diverse pagine della storia custodita nei fondali cilentani. E oggi, con il ritrovamento del caccia di Punta Licosa, quella storia sommersa si arricchisce di un nuovo capitolo.








