BOLOGNA – Sono le 22.48 di sabato quando suona l’allarme della Culla della vita davanti alla comunità delle Suore Minime di Santa Clelia Barberi in via Tambroni. All’interno le religiose trovano una neonata, lasciata in affido all’istituto e all’associazione dei medici cattolici. Appena suonato l’allarme le suore sono corse a controllare la culla, trovando la bimba «pulita e curata» per poi chiamare il 118 che nel giro di pochi minuti l’ha trasportata alla neonatologia del Sant’Orsola. Da dove stamattina è stata confermata alle religiose la notizia sperata, cioè che la piccola gode di buona salute. Un nome le suore l’hanno già immaginato, Maria Stella, «perché appena l’abbiamo trovata la chiamavamo stellina, stellina, per rassicurarla — raccontano le suore di Santa Clelia Barbieri — . Anche se poi spetta a chi la crescerà decidere se cambiarlo o meno». Ora la madre della bambina ha dieci giorni per ripensarci presentandosi al Sant’Orsola, poi partiranno le pratiche per l’affido.
La Culla della vita è un servizi per salvare le vite di bambini che le mamme non vogliono partorire in ospedale e non possono tenere con sé. Lasciandoli in anonimato nelle culle, scatta un allarme che attiva i soccorsi. È questo il primo caso di un neonato lasciato nella Culla della vita di Bologna da quando è stata installata in via Tambroni nel 2017. «Ci sono stati tanti falsi allarmi, ma il valore del servizio non si basa sui numeri ma sul suo scopo educativo — dice Stefano Coccolini, presidente dei medici cattolici di Bologna —. Ci sono tante madri in difficoltà che in ospedale non possono o vogliono andare, a cui dobbiamo dare una mano». Intanto, il capogruppo Lega in Comune Matteo Di Benedetto propone: «Installiamo una Culla per la Vita vicino a ogni ospedale».






