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20 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:27

Un vagito, un allarme, poi l’intervento immediato dei soccorritori. È successo domenica mattina a Bergamo, nel quartiere di Loreto, dove un neonato di pochi giorni è stato lasciato nella “Culla per la vita” collocata davanti alla sede della Croce Rossa. Il sistema di sensori collegato al 118 si è attivato alle 9.15 e nel giro di meno di un minuto gli operatori sono intervenuti, trovandosi davanti il neonato. Il bambino, poi chiamato Pietro, è stato trasportato all’ospedale Papa Giovanni XXIII: sta bene, ha un peso nella norma e ha subito mangiato. Accanto a lui, una breve lettera anonima, poche righe scritte a penna: parole di amore e di rinuncia, che parlano di un futuro che la madre, in questo momento, non può garantire. Non è la prima volta che accade. Già nel maggio 2023 un’altra neonata era stata lasciata nella stessa culla. Anche allora, un messaggio accompagnava il gesto. Episodi che, pur nella loro drammaticità, testimoniano l’esistenza di una possibilità concreta per evitare abbandoni pericolosi.

La “Culla per la vita” è infatti uno strumento pensato proprio per situazioni di emergenza. Si tratta di una struttura riscaldata e protetta, dotata di sensori che attivano immediatamente i soccorsi. All’interno una telecamera inquadra solo la culla, mentre all’esterno non ci sono sistemi di videosorveglianza: una scelta precisa per garantire l’anonimato di chi compie questo gesto. Dal punto di vista legale, lasciare un neonato in una struttura di questo tipo non costituisce reato di abbandono. Ma non è l’unica strada possibile. In Italia esiste anche il diritto al parto in anonimato: una donna può recarsi in ospedale, partorire in sicurezza e chiedere che il proprio nome non compaia nel certificato di nascita. Il bambino verrà poi affidato ai servizi sociali e inserito nel percorso di adozione, senza che l’identità della madre venga rivelata.