A Tel Aviv sono quasi le 14:00 quando arriva la dichiarazione del premier Benjamin Netanyahu: «Israele respinge il documento in 15 punti» su Gaza annunciato dagli Usa e non intende ritirare l’IDF dalla Striscia «finché Hamas non sarà effettivamente disarmato».

La posizione di Benjamin Netanyahu sul piano per Gaza

È la prima dichiarazione sulla roadmap dei 15 punti presentata dal Board of Peace. «Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania. Né “Fatahstan” né “Hamastan”», ha poi aggiunto Netanyahu.

Il riferimento è alle due oragnizzazioni politiche-militari palestinesi, Fatah e Hamas per la liberazione della Palestina. La prima nata come movimento nel 1959 e poi come partito politico nel '62 è giudata da Mahmud Abbas. La seconda, fondata nel 1987, è classificata come organizzazione terroristica da Israele, Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito, Canada, Australia e Giappone ed è responsabile dell'attacco del 7 ottobre.

Quanto al ruolo degli Usa, il premier israeliano dice di avere «grande apprezzamento per il presidente Trump, un nostro grande amico alla Casa Bianca» e di apprezzare «la storica partnership con gli Stati Uniti contro i tentativi dell’Iran di acquisire armi nucleari», ma rivendica la propria autonomia e non si considera minimamente toccato dalle pressioni trumpiane.