Ambiente
Non più soltanto fermare il Ponte. Adesso l’obiettivo dei movimenti che da anni si oppongono alla grande opera è un altro: “Dobbiamo chiudere dal basso – dicono – la Stretto di Messina Spa”, la società concessionaria tornata operativa con il rilancio del progetto voluto dal governo Meloni. È la richiesta scandita a Messina dal corteo No Ponte che ha attraversato il centro della città con 5mila manifestanti arrivati anche dalla Calabria.
Bandiere, striscioni e slogan contro la grande opera. Ma il messaggio finale è quello che campeggia per tutto il corteo: il Ponte, sostengono gli organizzatori, può essere fermato davvero soltanto chiudendo la società che da oltre quarant’anni ne porta avanti il progetto.
Una mobilitazione che prova così a spostare il bersaglio dall’opera, ritenuta irrealizzabile, all’intero meccanismo che continua a tenere in vita il progetto e la società guidata da Pietro Ciucci. Tra i manifestanti c’è Peppe Marra, del movimento “No Ponte Calabria” e del sindacato Usb, che punta il dito contro i costi della concessionaria: “Il ponte è qualcosa che non serve per dare risposte ai problemi dello Stretto. Serve più, secondo noi, a dare risposte economiche a qualcuno. Penso ai lauti stipendi degli amministratori della Stretto di Messina Spa. Noi siamo qua per dire no al ponte, ma soprattutto per chiedere la chiusura della società che è un continuo sversamento di denaro pubblico”.









