La fecondazione in vitro (FIV) rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per il trattamento dell'infertilità. I progressi della ricerca scientifica hanno consentito di migliorare in modo significativo le probabilità di ottenere una gravidanza, grazie a tecniche sempre più sofisticate che permettono di selezionare gli embrioni con maggiori possibilità di impianto e di verificare che l'utero sia nelle condizioni ottimali per accoglierli.
La qualità dell'embrione come primo fattore di successo
Il successo di un percorso di fecondazione assistita dipende principalmente da due elementi: il trasferimento di un embrione geneticamente sano e la presenza di un endometrio recettivo. Numerosi studi hanno dimostrato che la capacità di un embrione di impiantarsi è strettamente legata alla sua normalità cromosomica, determinata soprattutto dalla qualità degli ovociti e, in misura minore, da quella degli spermatozoi.
Contrariamente a quanto si pensa, ogni donna possiede una quota di ovociti con alterazioni cromosomiche, destinata ad aumentare con l'età. Se prima dei 30 anni gli ovociti non geneticamente sani sono circa il 30%, dopo i 35 anni possono rappresentare oltre la metà della riserva ovarica. Questo spiega perché, con l'avanzare dell'età materna, aumentino sia i fallimenti di impianto sia il rischio di aborto spontaneo.








