ROMA - Mentre Jacques Moretti chiede la restituzione dei documenti dei figli così che possano andare in vacanza, c'è chi lotta con foto e prove per dimostrare un legame di parentela e il diritto di essere riconosciuto parte civile nel processo per la strage di Capodanno a Crans-Montana. Si tratta per lo più dei fratelli dei giovani scomparsi, che avevano con questi ultimi un solo genitore in comune e nei cui confronti, si legge in uno dei ricorsi, i magistrati hanno operato «una distinzione discriminatoria».

I ricorsi Non solo, emerge dal ricorso presentato dalla sorella di Chiara Costanzo - una delle giovani vittime dell'incendio del Constellation - che i dinieghi sono stati redatti «utilizzando formule stereotipate, palesemente copiate e incollate da una decisione all'altra». Camilla aveva depositato una lettera nella quale spiegava il suo strettissimo rapporto con Chiara e le sofferenze che quella perdita le ha causato ma, si legge nel ricorso, il tribunale «sembra ritenere che tale prova sia impossibile e che, in assenza di convivenza, non vi sia alcun legame personale di particolare intensità». Lo stesso vale per i fratelli di Pablo Perez, 16enne svizzero tra le vittime di Crans, che hanno addirittura dovuto presentare foto che li ritraevano insieme per dimostrare lo stretto legame tra loro. Questo nonostante Pablo condividesse «la quotidianità con la sorellastra quando risiedeva presso la madre e con il fratellastro quando soggiornava presso il padre», visto l'affido condiviso tra i suoi genitori. Una strada tutta in salita per i fratelli delle vittime. L'alleggerimento Invece i Moretti hanno già ottenuto un alleggerimento delle misure cautelari nei loro confronti, con l'obbligo di firma non più quotidiano ma a giorni alterni fino al 9 ottobre e la possibilità - ancora in via di valutazione - di poter dimostrare la propria presenza sul territorio svizzero tramite una videochiamata. Secondo Jacques Moretti, l'istruttoria avrebbe dimostrato, in sei mesi che «il fenomeno all'origine dell'incendio fosse del tutto imprevedibile e che ciò incida sulla sua eventuale responsabilità penale». Una circostanza che per il proprietario del Constellation, indagato insieme alla moglie Jessica e ad altre 13 persone, «impone un'analisi diversa del rispetto del principio di proporzionalità delle misure sostitutive rispetto alle decisioni precedenti». Quindi non la schiuma fono assorbente infiammabile, ma il caso. La richiesta Per questo, in vista della decisione del giudice del tribunale delle misure coercitive riguardo ai suoi obblighi a garanzia che non lasci il paese, ha chiesto che vengano restituiti i passaporti ai suoi figli così che possano andare in vacanza con parenti o amici. Ma il giudice ha chiarito che l'istanza deve essere presentata al pubblico ministero. L'indagato ha motivato la richiesta di riavere documenti e passaporti dei figli - sequestrati dalla Procura di Sion insieme a quelli dei coniugi per arginare il rischio di fuga - in quanto i minori «hanno indubbiamente subito pesanti ripercussioni a causa del procedimento penale in corso e che non è ancora possibile valutarne appieno l'impatto sul loro sviluppo». E il fatto di non poter lasciare il paese per andare in vacanza con amici e parenti «non può che accentuare l'impatto di tale procedimento sulla loro vita quotidiana». Ai coniugi sono stati anche restituiti i cellulari, sequestrati per essere analizzati. Le cosiddette misure sostitutive, disposte per tre mesi lo scorso 13 gennaio, erano state prorogate una prima volta alla fine di marzo. Ora sono state prolungate di altri 90 giorni, ovvero fino al 9 ottobre.